Un pomeriggio in quel di Treviso

Lunedì 28 Novembre la comunità di Teologia, assieme alla comunità del Mandorlo e agli educatori, si è recata a Treviso per incontrare il neo eletto vescovo Giuliano. 

Dopo un primo incontro conoscitivo, abbiamo avuto la possibilità di partecipare alla S.Messa in seminario, presieduta dal vescovo di Treviso mons. Michele Tomasi, dove mons. Giuliano ha giurato la fedeltà e la propria professione di fede, in vista dell’ordinazione episcopale del prossimo Venerdì 11 Dicembre.

Una bella occasione aver potuto vivere questo momento significativo per il nostro nuovo pastore.

Alla fine i seminaristi di Treviso ci hanno accolto nei loro ambienti di vita comunitaria dove abbiamo potuto condividere la cena assieme.

Siamo grati di questo incontro, e ringraziamo sopratutto i seminaristi per l’accoglienza!

Alcune foto ...

Settimana estiva della comunità di Teologia

Da Lunedì 8 a Venerdì 12 Agosto la comunità di Teologia si è ritrovata ad Auronzo di Cadore per trascorrere alcuni giorni di fraternità in vista della ripresa del nuovo anno pastorale. 

Giorni di condivisione dell’estate, di preghiera, di organizzazione del prossimo anno di vita comunitaria, e di incontri, tra cui quello con il nostro vescovo Beniamino che, tra i suoi giorni di ferie, è riuscito a ritagliarsi un pomeriggio di condivisione e di preghiera. 

In questi giorni abbiamo potuto accogliere anche Nicolò, che entra ufficialmente a far parte della comunità di Teologia. 

Ordinazione presbiterale di don Nicolò Rodighiero

DON NICOLÒ RODIGHIERO

della parrocchia di San Vito di Brendola – unità pastorale Santa Bertilla di Brendola

in tirocinio pastorale nell’unità pastorale di Magrè 

Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. (Gv 15, 9.12)

Cari amici, sono don Nicolò Rodighiero: ho 28 anni, sono originario della parrocchia di San Vito, nella unità pastorale Santa Bertilla di Brendola, e sto facendo esperienza pastorale nell’unità pastorale di Magrè. Nel corso di questi anni forse avrete visto anche il mio volto fra le foto pubblicate in queste pagine. Ho potuto apprezzare con quanto affetto voi, cari lettori, accompagnate lungo tutto il nostro percorso noi seminaristi, che imparate a conoscere attraverso questo spazio su questo benemerito mensile; perciò sento di dovervi esprimere tutta la mia più sincera gratitudine. È giunto il tempo dell’ordinazione presbiterale, che riceverò dal vescovo Beniamino sabato 4 giugno in Cattedrale. Per questa occasione ho voluto lasciare che siano alcuni amici a raccontarvi un po’ di me e del mio cammino: Anna, Gloria e Simone, amici di Brendola; Daniele e Maddalena, una coppia di amici prossimamente sposi; don Cristiano, un amico compagno di studi, che viene ordinato prete per la diocesi di Padova. A voi chiedo di continuare ad accompagnarmi nella preghiera!

don Nicolò Rodighiero

Quando nasci in un paese di trecento anime le tue scelte in ambito di amicizia non sono poi così ampie. Possiamo quindi dire che conoscere Nicolò è stato un evento dettato più dai numeri che dal caso. Nata all’interno della realtà parrocchiale, la nostra amicizia è poi cresciuta e ci ha portato a condividere molto. Chi ci incontra rimane sempre colpito dal clima di allegria che c’è tra noi e che un animo giocoso come quello di Nicolò non fa che alimentare. Ma ci lega anche un profondo affetto e un desiderio continuo di confrontarci su aspetti profondi che riguardano noi, la vita e le nostre esperienze. Rimane vivida nella memoria la sua voce tremante di entusiasmo nel dirci: “A settembre entro al Mandorlo!”. La nostra prima reazione è stata di stupore, uno stupore pieno di gioia vedendo il suo sguardo luminoso e la serenità che trasmetteva. Abbiamo compreso subito che stava dando ascolto ad una chiamata che nel suo intimo parlava già da tempo. Ci è sembrato giusto accompagnarlo nel suo percorso in modo discreto, cercando di stare al suo fianco semplicemente facendo avvertire la nostra presenza. Lui con la sua testimonianza è riuscito a farci riscoprire la bellezza della fede, sia nella dirompente allegria che nella profonda tranquillità. Caro Nicolò, siamo felici di vedere realizzato il tuo “sì”. Ti auguriamo di vivere la tua chiamata con l’entusiasmo che leggiamo ora nei tuoi occhi, seguendo con tenacia il progetto che Dio ti ha affidato. 

Anna, Gloria e Simone

“I presbiteri vivono in mezzo agli altri uomini come fratelli in mezzo ai fratelli”. Questa ci sembra una luce mite che illumina quel che basta per fare il prossimo passo, caro Nicolò. Un passo tuo, personale. Un passo nostro, personale. Passi piccoli, decisi, incerti, misteriosi. Ricordi? Ci siamo incontrati in seminario, impastati di desideri di vita buona e strascichi di immaturità, slanci e nodi. E Lui? Lui abita e abitava, circondava e custodiva il nostro lento umano maturare.

“Così infatti si comportò nostro Signore Figlio di Dio, il quale dimorò presso di noi”. Nell’autunno del 2019 mi raccontasti che saresti stato accolto nella parrocchia di Magrè. Sentivo nel tuo entusiasmo ancora quel profumo antico e nuovo: non verso la generica “comunità”, ma lo slancio per la concreta comunione con il prossimo volto che arriva.

“Affinché i fedeli fossero uniti in un corpo solo, di cui però non tutte le membra hanno la stessa funzione, promosse alcuni”. Marzo 2020. Pandemia. Un quotidiano e puntuale incontro a telefono per condividere vita e Parola. Passavano i giorni, e non mancava giorno per tentare insieme di ricucire la distanza, le distanze. Quella lunga primavera partorì per noi un’estate fragile, ma misteriosamente fecondata, in cui facemmo la nostra scelta. Eravamo custoditi anche dalla tua delicata discrezione e dal bene che volevi per noi. Un seme germinava ora dalla terra: un “corpo solo”, una sola carne. Questi sono tre dei molti momenti dove abbiamo ascoltato il tuo desiderio di Vita, conosciuto il tuo modo mite di stare con gli altri e ricevuto con costanza il tuo bene. 

Daniele e Maddalena

Ho conosciuto Nicolò in Facoltà Teologica a Padova, sui banchi della seconda fila: il posto di chi è intelligente e non vuole perdere nessuna occasione per imparare, ma senza esagerare. Lo dico per mettere in evidenza qualche bella qualità di Nicolò, se mai qualcuno ancora ne dubitasse (…non certo le mie, che forse ero in seconda fila per la comodità della presa del cellulare!). 

Appena conosciuto, due dubbi: ma Nicolò va con una o due “c”? E Rodighiero con o senza “i”?  Uso queste due lettere allora dubbie per raccontare due certezze su Nicolò.

C di coraggio. Nicolò ha avuto il coraggio di mettere la sua vita nelle mani del Signore. Un discepolo “coraggioso”, che guarda più in là dei recinti, coraggioso nel pensiero, disposto ad affidarsi ma anche a continuare a cercare. 

I di intraprendenza. Nicolò ha audacia: non tanto in campo sportivo, quanto nel saper mettere in dialogo intelligenza e capacità di ascolto. Con lui parli con la stessa profondità di questioni importanti, di visioni di Chiesa, ma anche di questioni personali. Da Nicolò impari anche la leggerezza e a non prenderti troppo sul serio. Impari a pensare, ad avere fiducia in Dio, ma scopri anche nuovi comici o gruppi musicali. Credo che la sua sensibilità sarà quel valore aggiunto che darà al suo ministero fecondità.

Sono grato al Signore per il dono dell’amicizia con Nicolò e della condivisione degli anni di studio, ansie e festeggiamenti per gli esami e le varie tappe in parallelo verso il ministero; affido la sua vita e il suo cammino al Signore.

don Cristiano Vanin

CHE COSA POSSIEDI CHE TU NON L’ABBIA RICEVUTO? – L’ordinazione diaconale di don Emanuele

“Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto?” (1Cor 4,7). È con queste parole, cari amici, che mi piace iniziare questo articolo, che spero potrà tenervi buona compagnia durante la vostra lettura. Se ho scelto di condividervi proprio questo versetto è perché, sin dai tempi delle prime timide righe che all’inizio del mio cammino vi rivolgevo, la domanda in esso contenuta non hai mai smesso di accompagnarmi, sino a divenire una radicata certezza, maturata negli anni con crescente convinzione. Come molti di voi sanno, il 15 maggio ho ricevuto l’ordinazione a diacono, ed è questo l’ennesimo, ricchissimo dono, di cui la Chiesa mi ha fatto parte: è solo l’ultimo, benché assai importante, di un’innumerevole serie e in esso è per me ancor più evidente come nella vita tutto sia dono di Dio.

Dopo avermi dato una comunità, dei fratelli, degli educatori, dopo avermi consegnato il libro delle Scritture e una patena per annunciare e condurre Cristo ovunque io mi trovi, ora la Chiesa che è in Vicenza affida alle mie fragili mani anche il libro dei Vangeli e con esso i poveri, affinché con carità mi impegni a servirli. È inevitabile da parte mia riconoscere che tutte queste cose, accanto a molte altre, non sono frutto di una faticosa conquista, ma doni straordinari affidatimi senza che io possa esibire alcun merito: tutto ciò proviene della grazia sovrabbondante di Dio, e più che vederlo come un possesso va compreso come una missione che proietta verso l’amore da cui ogni cosa trae la propria origine e il proprio senso ultimo.

Nel ripensare alle parole che nel giorno dell’ordinazione mi sono state rivolte e a quanto ho promesso, mi è chiaro di trovarmi innanzi ad un punto di partenza più che ad un punto d’arrivo: ad attendermi non sono certo giorni di riposo, come quelli che sono soliti seguire un traguardo tanto agognato, ma giorni di impegno, certamente anche di fatica. Mi piace tuttavia guardare con fiducia a quanto il Signore vorrà dare ai miei giorni, consapevole del fatto che la fatica della semina, se illuminata dalla presenza di Cristo, non è necessariamente sinonimo di tristezza, ma anzi si trasfigura: in essa già si cela in forma germinale un’alba di gioia (cf. Sal 126,5).

Cari fratelli e sorelle, non posso che ringraziarvi per la vostra vicinanza discreta e affettuosa, fatta di quella preghiera misteriosa ed umile che tanto compiace il Padre (cf. Mt 6,6) e di cui anche questa mia vocazione è il frutto. Da parte mia farò del mio meglio per onorare le vostre molte preghiere, che sono per me uno stimolo e un impegno a spendermi con generosità in questa missione che mi si spalanca davanti. Ogni bene nel Signore!

don Emanuele Billo

Un ministero è per sempre – Istituzione dei ministeri del lettorato e dell’accolitato

Sarà la chiesa parrocchiale di santa Croce, a Bassano, ad ospitare la santa messa presieduta dal Vescovo Beniamino con l’istituzione a lettore di Alex Cailotto e l’istituzione ad accoliti di Paolo Allegro e Sebastiano Pellizzari.

Un passaggio importante, quindi, nel percorso dei tre seminaristi, che con l’accolitato e il lettorato ricevono «un ministero che viene impresso per sempre – spiega Paolo Allegro, 35 anni, originario di San Giorgio in Brenta, nel padovano (al centro nella foto) -. L’accolito si occupa della distribuzione dell’eucarestia e della preparazione dell’altare. Ma a differenza del ministro straordinario dell’eucarestia, il servizio dell’accolito non è temporaneo e non è in funzione di una sola parrocchia. Nel cammino verso il presbiterato diventare accolito mi dà la consapevolezza di cosa significhi vivere un ministero che eserciti per sempre e ovunque».

«Quando racconto che riceverò il lettorato tanti mi dicono “ma non leggevi già in Chiesa?” – racconta Alex Cailotto, 27 anni di Cornedo (a sinistra nella foto)-. Ma proclamare la Parola di Dio è solo la parte visibile di un servizio che si radica in un rapporto intimo e personale con la Parola. Un ministero come quello del lettorato è un dono che si riceve – prosegue Alex, che l’8 maggio dello scorso anno ha celebrato il rito di ammissione tra i candidati agli ordini -. Eucarestia e Parola sono le cose più importanti che la Chiesa possiede, e sono quelle che ci vengono affidate».

«Al di là della bravura personale, un ministero è un dono – aggiunge Sebastiano Pellizzari, 25 anni, originario di Madonnetta di Arzignano (a destra nella foto) -. Diventare accolito rappresenta una tappa importante del mio cammino. Mi dice che il ministero non è qualcosa che teniamo per noi stessi, che non può esserci ministero al di fuori dal servizio e che siamo chiamati ad impegnarci per una chiesa locale». La parrocchia di Santa Croce che ospiterà la messa del 6 aprile è, tra l’altro, quella in cui Sebastiano sta svolgendo il suo “tirocinio” pastorale. «Sto vivendo un’esperienza molto feconda – racconta -. Sono arrivato qui in ottobre, ho trovato una comunità vivace e una bella comunità di preti. È come stare in una famiglia».

articolo pubblicato su La voce dei Berici

 

ALLA SCOPERTA DI PARMA – Uscita di fraternità della Comunità di Teologia

Pronunci «Parma» e subito hai l’acquolina in bocca, pensando al Parmiggiano Reggiano, al prosciutto o ad un buon bicchiere di Lambrusco! Sono parte delle meraviglie della buona tavola emiliana che noi della Comunità di Teologia abbiamo assaporato lo scorso 16 febbraio, andando in visita a Parma. Infatti, come da tradizione, terminata la sessione di esami di febbraio, ne approfittiamo per un viaggio di fraternità, così da ristorarci dallo studio. A seguito della pandemia è diventato più complicato muoversi in aereo, in particolare all’estero; di fatto, l’ultimo viaggio oltre confine è stato a Lisbona – Fatima nel febbraio del 2020, pochi giorni prima del lockdown. Un limite certo, ma che però si è trasformato in un’opportunità per conoscere le bellezze che abbiamo fuori dalla porta, spesso le più sconosciute! 

Al riguardo, anche Parma da’ il suo meglio: non solo dal punto di vista culinario, ma anche artistico e culturale. Accolti da don Paolo Salvadori, parroco del Sacro Cuore di Parma, e accompagnati da Cristina, una sua parrocchiana e simpatica guida turistica, ci siamo addentrati nella città storica, per visitare alcuni dei monumenti più importanti. Il Battistero, del XII secolo, dove al suo interno sono esposte temporaneamente le statue dei Mesi, opera del raffinato scultore Antelami. Poi la Cattedrale, nel suo contrasto fra la romanica e chiara facciata e l’interno più scuro e barocco, dove però in un angolo fa da padrone la Deposizione dalla croce, sempre di Antelami. È un’opera straordinaria, che incanta e lascia senza parole; anzi, invita ad ascoltarla, osservandone le incisioni sulla pietra e gli sguardi dei personaggi che sembrano proprio dare voce alla Passione di Cristo. Infine la monumentale biblioteca di San Giovanni evangelista, ancora oggi custodita dai monaci benedettini; al suo interno, un intero soffitto voltato del Seicento dove sono affrescati soggetti e storie dell’Antico Testamento e iscrizioni in latino, greco, ebraico e siriaco.

Tutto questo ci insegna ancora una volta quanto sia impressionante e antico il nostro patrimonio culturale, che spesso è anche religioso perché racconta la fede cristiana tramandata nei secoli, che si è evoluta senza mai perdere il suo fondamento in Cristo. Di fatto, l’Italia è un museo diffuso, che siamo chiamati a custodire, conoscere e difendere. In questi tempi, poi, dove una guerra inaspettata è alle nostre porte, oltre ai tanti e ingiusti morti e feriti, assistiamo anche alla distruzione di città, di monumenti e luoghi simbolo. Immagini che ci ricordano le nostre città bombardate e distrutte durante l’ultimo conflitto mondiale… È una storia che si ripete, da cui non abbiamo ancora imparato, perché continuiamo ad usare la parola “guerra” anziché “pace”, “armi” anziché “dialogo”. 

Paolo Allegro

IN UN DESIDERIO PIÙ GRANDE – L’esperienza formativa di Matteo a Reggio Calabria

«Salpati di qui, giungemmo a Reggio» (At 28,13a). È proprio la città di Reggio Calabria quella citata in questo versetto dell’ultimo capitolo degli Atti degli Apostoli. L’apostolo Paolo per raggiungere Roma, dopo essere approdato a Siracusa, passò proprio per di qui, dove attualmente mi trovo anch’io.

Ma andiamo con ordine… Perché mi trovo a Reggio Calabria? Esattamente due anni fa in questo periodo stavo scrivendo la lettera per chiedere al vescovo Beniamino di essere ammesso tra i candidati agli ordini sacri. È una scelta non definitiva, ma importante perché per chi la vive è una presa di posizione circa l’orientamento nel proprio cammino di discernimento vocazionale. È proprio in quel contesto che presi coscienza del fatto che gli anni in Seminario stavano volando… Nel regolare colloquio di fine anno (2019-20) con il vescovo Beniamino gli ho chiesto di poter vivere un anno formativo al di fuori del Seminario, vista anche la mia giovane età, per aprire lo sguardo verso altre realtà di Chiesa avendo così anche l’opportunità di guardare al cammino fatto da una prospettiva diversa. Dunque l’idea era quella di non staccare il cammino di discernimento vocazionale, ma semplicemente di viverlo per un anno in un altro luogo.

Approfitto di questa occasione per ringraziare quanti hanno compreso ciò che stavo provando, in primis il nostro caro vescovo Beniamino che mi ha sostenuto sin da subito e quindi poi, insieme, anche i miei educatori e il mio padre spirituale che mi hanno aiutato a cercare un’esperienza con saggezza e spirito evangelico! Con quest’ultima espressione intendo dire che è stata l’esperienza a trovare me, più che io a trovare lei. Durante l’anno formativo 2020-21 insieme al mio educatore don Massimo abbiamo vagliato varie realtà, ma giunti ad aprile non eravamo ancora riusciti a trovare una realtà disponibile. In maggio invece, quasi dal nulla, si è fatta avanti la comunità dei gesuiti che è presente a Reggio Calabria. Avevamo contattato padre Sergio Sala, gesuita originario di Vicenza e ora in servizio a Reggio, per chiedergli se aveva qualche consiglio e in modo inaspettato si è fatta avanti proprio la sua comunità. Subito avevo preso un po’ paura perché Reggio Calabria era un posto che non avevo previsto, poi però ho iniziato a guardare a questo “inaspettato” come a una “chiamata” a scendere da nord a sud, «da Gerusalemme a Gaza» (At 8,26), come il diacono Filippo, per una strada che era «deserta», dalla quale non mi aspettavo grandi cose. Per questo motivo ho accettato! Da un desiderio inizialmente solo mio sono stato chiamato ad uscire da me stesso ed entrare in un desiderio più grande!

Ed eccomi già a più della metà dell’esperienza qui a Reggio Calabria… I giorni volano, nonostante l’inizio non sia stato semplicissimo. Mi stavo confrontando con una cultura, per quanto italiana, leggermente diversa dalla nostra e ho dovuto avere pazienza con me stesso per imparare a integrarmi piano piano. Le persone che ho conosciuto sono state tutte molto accoglienti e mi hanno aiutato a sentirmi a casa. Le settimane sono scandite da pastorale, preghiera e carità. Sono inserito infatti in due gruppi giovanili: il M.E.G. (Movimento Eucaristico Giovanile) e gli scout. Con loro passo gran parte del sabato e della domenica, oltre ai giorni necessari per preparare le attività.

Ho il dono di vivere con quattro padri gesuiti (padre Sergio Sala, padre Sergio Ucciardo, padre Tonino Taliano e padre Francesco Lupo) molto in gamba e soprattutto diversi l’uno dall’altro, ciascuno con le sue attitudini. È molto bello confrontarsi con loro perché sono molto preparati e saggi. Una delle cose che mi affascina è ascoltare le loro omelie e le lectio divine che tengono in varie occasioni, entrambe impregnate di vita, studio e preghiera. Una realtà nuova con cui mi trovo a vivere quasi ogni giorno sono gli immigrati. Il centro ascolto G. B. Scalabrini, la Scuola di lingua italiana in piazza e il doposcuola sono le tre realtà nelle quali sto vivendo a stretto contatto con uomini e donne stranieri.

Concludendo, desidero condividere dal mio “quaderno di vita” un piccolo stralcio di “vangelo vissuto” per raccontare l’incontro con loro lo scorso 19 gennaio: «Oggi pomeriggio ho fatto lezione di italiano con A.E., 18enne egiziano richiedente asilo. Poi sono andato con lui a fare due passi per la città. Mi ha raccontato la sua storia. Lui è uno di quelli che è arrivato con i barconi. Erano in 85, tutti attaccati; senza bagagli; solo acqua per 5 o 6 giorni – non si ricorda bene. L’ho accompagnato al centro di accoglienza dove vive. Mi ha voluto mostrare la sua “casa”. Era felice di farmela vedere. Ad un certo punto mi dice: “Aspetta qui”. Va in un’altra stanza e arriva poi con in mano una bottiglia di coca-cola riempita a metà e due bicchieri di plastica. Io subito, con pregiudizi, ho pensato: “Chissà chi l’avrà bevuta; ci sarà il covid-19!”. Prende e mi versa un bicchiere. Era felice di poter offrirmi qualcosa. Come posso rifiutare? Bevo. Poi ci salutiamo e vado verso casa e mi accorgo che lui ha condiviso con me tutto ciò che aveva. Come la vedova del Vangelo (Mc 12,41-44)»

Matteo Tessarolo

Giornata del Seminario 2022

Quando si celebra la Giornata del Seminario?

Da alcuni anni la Giornata del Seminario non si celebra più nell’ultima domenica dell’anno liturgico, solennità di Cristo Re, ma la terza domenica del tempo ordinario, vale a dire nella seconda metà del mese di gennaio. Ciò ha “alleggerito” la festa di Cristo Re, nella quale capitava spesso che la Giornata del Seminario si sormontasse con altre giornate e appuntamenti, e ha intercettato la lettura liturgica di alcuni brani evangelici dal marcato sapore vocazionale. A partire dal 2020, tuttavia, papa Francesco ha disposto che nella terza domenica del tempo ordinario si celebri la Domenica della Parola… e tale coincidenza è oltremodo felice: è dalla Parola di Dio, infatti, che nasce ogni chiamata – compresa quella al ministero ordinato – ed è alla luce della Parola che ogni discernimento domanda di essere fatto per dirsi ed essere autenticamente cristiano.

Pertanto la prossima Giornata del Seminario è prevista per domenica 23 gennaio 2022 e non, come erroneamente segnato sul calendario liturgico diocesano, domenica 31 gennaio. Tale suggerimento di data non impedisce la possibilità di riprogrammarla in un altro momento dell’anno liturgico, tanto più se ciò permette un maggiore coinvolgimento della comunità o anche l’invito in parrocchia di un seminarista o di un educatore del Seminario per una testimonianza durante la liturgia o in qualche altro incontro con famiglie, giovani e ragazzi.

Perché si celebra la Giornata del Seminario?

La Giornata è l’occasione annuale con la quale si può anzitutto far conoscere la realtà del Seminario, ricordandone l’esistenza e segnalandone le diverse attività. Non è raro trovare cristiani, anche impegnati in parrocchia, che pensano che il Seminario abbia chiuso per mancanza di seminaristi… ed invece, pur ridotti nel numero, ci sono ancora giovani e ragazzi in cammino! C’è la Comunità di Teologia, composta da nove giovani e adulti d’età compresa tra i 20 e i 49 anni in cammino verso il ministero ordinato, che vive in un’ala dell’attuale Centro Diocesano e frequenta al mattino le lezioni presso la Facoltà Teologica di Padova; c’è la Comunità vocazionale del Mandorlo, che accoglie quest’anno due giovani in discernimento, che condivide gli spazi con il Centro Vocazionale Ora Decima in contrà Santa Caterina; c’è infine il Gruppo Sentinelle, rivolto ai ragazzi delle classi superiori, che ha raccolto anche l’esperienza del Cammino Vocazionale Davide e si ritrova una volta al mese negli spazi del Centro Diocesano occupati fino ad un paio d’anni fa dal Seminario Minore, la cui esperienza residenziale si è conclusa a giugno scorso con l’uscita degli ultimi ragazzi della Comunità Giovanile. A seguire questi ragazzi e giovani c’è l’équipe dei preti composta dal rettore don Aldo Martin, dal padre spirituale don Matteo Lucietto e dagli educatori don Massimo Frigo (Teologia), don Andrea Dani (Mandorlo) e don Luca Lorenzi (Sentinelle); ognuno di loro svolge anche altri servizi: don Aldo e don Massimo insegnano, don Matteo è parroco, don Andrea e don Luca sono impegnati nella pastorale vocazionale. 

Nondimeno la Giornata del Seminario offre la possibilità di un esplicito annuncio vocazionale che non si riduca, ma che nemmeno scarti a priori, la possibilità di porre la propria vita a servizio di Dio e della Chiesa nella forma del ministero ordinato. I preti, infatti, non piovono miracolosamente dal Cielo, ma nascono dal terreno vivo delle nostre comunità cristiane nel momento in cui si ha anche il coraggio di fare (e farsi) questa domanda: “Perché non prete?”. Rimane oggi validissimo quanto scrisse vent’anni fa il cardinale Carlo Maria Martini in Il Signore chiama. Lettera ai preti sulle vocazioni al ministero ordinato: è vero che l’attuale carenza di ministri ordinati «ci interpella nel senso di obbligarci a valorizzare finalmente la grande potenzialità ministeriale dei laici adeguatamente preparati, tuttavia è destinata a perire una Chiesa nella quale non si avesse più fiducia nel fatto che Dio chiama anche oggi, in questo mondo sempre più secolarizzato, a consacrare a Lui tutta la vita per il servizio del Regno». In questa prospettiva, quindi, la Giornata del Seminario diventa anche momento di preghiera per le vocazioni, in particolare per quelle al ministero ordinato: pregare per il Seminario – per chi in Seminario già c’è e per chi in Seminario potrebbe entrare – è infatti il primo e il principale modo con cui lo si può sostenere! 

Il sostegno economico, che si concretizza nella raccolta della tradizionale “offerta per il Seminario”, viene dopo ed è un aiuto prezioso per permettere al Seminario di continuare a svolgere le sue attività formative e vocazionali. Del resto, la quasi totalità di quanto ottenuto dalla cessione all’ULSS 8 di buona parte dell’edificio novecentesco (il cosiddetto “Seminario Nuovo”) non è stato trattenuto dal Seminario, ma è stato impiegato nella ristrutturazione di ampie sezioni dell’edificio ottocentesco che il Seminario ha poi interamente donato alla diocesi e che ora ospita il Centro Diocesano.

Come celebrare la Giornata del Seminario?

Ogni anno, in occasione della Giornata del Seminario, l’équipe educativa prepara una scheda per l’animazione liturgica che è disponibile cliccando qui e che può essere utilizzata nelle messe di domenica 23 gennaio. Sul sito del Seminario è disponibile anche una Preghiera per il Seminario che può essere proposta ai fedeli in quella domenica e utilizzata anche in altre occasioni (momenti di preghiera, incontri formativi per giovani, catechesi per adulti…). 

Inoltre, pur nella strettezza dei numeri che non consente più una presenza capillare e generosa come avveniva un tempo, i preti dell’équipe del Seminario e i seminaristi si rendono disponibili per eventuali testimonianze e incontri vocazionali nelle parrocchie durante tutto l’anno.