ALLA SCOPERTA DI PARMA – Uscita di fraternità della Comunità di Teologia

Pronunci «Parma» e subito hai l’acquolina in bocca, pensando al Parmiggiano Reggiano, al prosciutto o ad un buon bicchiere di Lambrusco! Sono parte delle meraviglie della buona tavola emiliana che noi della Comunità di Teologia abbiamo assaporato lo scorso 16 febbraio, andando in visita a Parma. Infatti, come da tradizione, terminata la sessione di esami di febbraio, ne approfittiamo per un viaggio di fraternità, così da ristorarci dallo studio. A seguito della pandemia è diventato più complicato muoversi in aereo, in particolare all’estero; di fatto, l’ultimo viaggio oltre confine è stato a Lisbona – Fatima nel febbraio del 2020, pochi giorni prima del lockdown. Un limite certo, ma che però si è trasformato in un’opportunità per conoscere le bellezze che abbiamo fuori dalla porta, spesso le più sconosciute! 

Al riguardo, anche Parma da’ il suo meglio: non solo dal punto di vista culinario, ma anche artistico e culturale. Accolti da don Paolo Salvadori, parroco del Sacro Cuore di Parma, e accompagnati da Cristina, una sua parrocchiana e simpatica guida turistica, ci siamo addentrati nella città storica, per visitare alcuni dei monumenti più importanti. Il Battistero, del XII secolo, dove al suo interno sono esposte temporaneamente le statue dei Mesi, opera del raffinato scultore Antelami. Poi la Cattedrale, nel suo contrasto fra la romanica e chiara facciata e l’interno più scuro e barocco, dove però in un angolo fa da padrone la Deposizione dalla croce, sempre di Antelami. È un’opera straordinaria, che incanta e lascia senza parole; anzi, invita ad ascoltarla, osservandone le incisioni sulla pietra e gli sguardi dei personaggi che sembrano proprio dare voce alla Passione di Cristo. Infine la monumentale biblioteca di San Giovanni evangelista, ancora oggi custodita dai monaci benedettini; al suo interno, un intero soffitto voltato del Seicento dove sono affrescati soggetti e storie dell’Antico Testamento e iscrizioni in latino, greco, ebraico e siriaco.

Tutto questo ci insegna ancora una volta quanto sia impressionante e antico il nostro patrimonio culturale, che spesso è anche religioso perché racconta la fede cristiana tramandata nei secoli, che si è evoluta senza mai perdere il suo fondamento in Cristo. Di fatto, l’Italia è un museo diffuso, che siamo chiamati a custodire, conoscere e difendere. In questi tempi, poi, dove una guerra inaspettata è alle nostre porte, oltre ai tanti e ingiusti morti e feriti, assistiamo anche alla distruzione di città, di monumenti e luoghi simbolo. Immagini che ci ricordano le nostre città bombardate e distrutte durante l’ultimo conflitto mondiale… È una storia che si ripete, da cui non abbiamo ancora imparato, perché continuiamo ad usare la parola “guerra” anziché “pace”, “armi” anziché “dialogo”. 

Paolo Allegro