“Quadriennio”: nome artificioso che vuole indicare la seconda parte dell’iter formativo che ci prepara più specificatamente ad essere ordinati preti per la nostra Chiesa di Vicenza. Ma come avviene questa preparazione? Anni di silenzio e meditazione? Studio di strane discipline esoteriche? No, è tutto molto più semplice! Anzitutto ci prepariamo ad essere preti attraverso una forte esperienza di vita comune: alcuni in Seminario, altri già in parrocchia con i loro preti. Coltiviamo il rapporto con il Dio di Gesù attraverso la preghiera, fatta assieme ma anche personalmente. Pian piano affiniamo la nostra disponibilità attraverso gli incontri con l’educatore che ci segue e con il padre spirituale. Perché le nostre giovani menti non rimangano disabitate affrontiamo lo studio della teologia, che è la riflessione critica sull’esperienza della fede cristiana. Per imparare a voler bene alla nostra Chiesa anche noi abbiamo in programma un tirocinio, uno “stage”: lo viviamo nella parrocchia o nell’unità pastorale che ci viene indicata, tutti i fine settimana o, per alcuni, addirittura tutti i giorni. E lì cosa facciamo? La prima risposta è: condividiamo. La vita della comunità e dei preti che l’accompagnano, per quanto possibile; le loro gioie e fatiche, gli entusiasmi e le pesantezze. Inserendoci nel loro cammino, impariamo lo stile del pastore, modellato sul Pastore buono che è Cristo: stile che prende spunto dai preti cui siamo affidati, ma che in ciascuno di noi si declina in un modo tutto personale. E poi accompagniamo in maniera più diretta una precisa realtà parrocchiale: un gruppo giovanissimi o un gruppo scout, il gruppo chierichetti o gli animatori…

Come ogni itinerario che si rispetti, anche quello per diventare preti prevede le proprie intertappe: sono particolari ministeri, cioè incarichi ecclesiali, che ci vengono affidati perché con gradualità ci appropriamo di quelle dimensioni che stanno a fondamento della vita presbiterale. Così nel quarto anno il vescovo ci istituisce lettori, affidandoci alla Parola di Dio e chiedendoci di esserne testimoni e annunciatori. Sempre nel quarto anno veniamo invitati ad approfondire il rapporto con l’Eucaristia attraverso il ministero dell’accolitato, che ci abilita al servizio all’altare e a distribuire la comunione, in particolare ai malati che non possono partecipare alle celebrazioni. Al termine del quinto anno il vescovo ci ordina diaconi, letteralmente “servitori”, perché impariamo a far nostro lo stile di Gesù, che per amore si fece ultimo e servo di tutti. Su queste esperienze si radica quindi l’ordinazione presbiterale, termine di questo percorso e nuovo inizio, che ci rende segni della cura di Cristo verso la sua Chiesa.

Basta così? No, ci sarebbero moltissime altre esperienze di cui parlare: il servizio come prefetto, cioè aiuto-educatore, nel Seminario Minore; il mese di condivisione in collaborazione con la Caritas, in realtà come una casa-famiglia, un carcere, una comunità di recupero; quanto ognuno di noi vive durante l’estate, facendo campi scuola, lavorando,… Veramente il prepararci a diventare preti è un percorso ricco, che ci fa maturare perché anche noi possiamo aiutare a crescere quanti incontreremo sul nostro cammino!