È tempo di scelte al Cammino Vocazionale Davide, sul finire di un anno dai frutti abbondanti, maturati così in fretta che pare incredibile che l’estate sia già alle porte. Sembra ieri, infatti, quando io, André e Daniele abbiamo iniziato il nostro servizio da prefetti, accogliendo con gioia la proposta di dedicare un anno a camminare assieme ai ragazzi con don Luca e don Christian.
Se ripenso al mio primo giorno da “prefa” (…sì, perché è così che i ragazzi ci chiamano) ricordo l’entusiasmo di incominciare un’esperienza nuova e anche la paura di non essere in grado di tenere il passo di questi piccoli che in realtà si sono rivelati dei giganti da cui imparare, ritrovandomi all’improvviso alla scuola di maestri straordinari. Si tratta di una scuola un po’ speciale, in cui le lezioni si tengono al campo da calcio o perlopiù giocando, in cui non importa se non sei bravo a fare qualcosa e dove ogni occasione è buona per farsi una risata. Credo che una delle lezioni più importanti – e per la quale avrei bisogno ancora di un po’ di ripetizioni – sia stata quella di non prendersi troppo sul serio, della spontaneità che sa di leggerezza, che profuma di buono (…e a volte anche di sudore!). Ripercorrendo gli incontri li ritrovo disseminati da gesti di affetto che dicono la bellezza del Cammino Davide: il sentirsi pienamente una famiglia! In questa casa, infatti, è proprio sentendosi accolti che si impara il valore dell’accoglienza, è ricevendo calore che si inizia a donarlo agli altri, e da fratello maggiore, preoccupato nel cercare il modo migliore per accompagnare ciascun ragazzo, è stato sorprendente sentirmi preso per mano per primo ed essere accompagnato nei miei passi dai fratelli più piccoli. Quando il Salmo dice “com'è bello e com'è dolce che i fratelli vivano insieme” credo parli proprio di questa cura reciproca, in cui non si può più capire chi si stia curando di chi, poiché tutti – nel loro modo unico ed originale – si vogliono bene!
Sono davvero grato al Signore per il dono di quest’anno prezioso, reso speciale dai fratelli speciali con cui ho l’ho vissuto condividendo il gioco, mangiando allo stesso tavolo, pregando dalle stesse panche, e nel rendere grazie per tutta questa ricchezza non posso che augurare il meglio e accompagnare con la preghiera tutti questi volti, dietro ai quali è stato possibile intravedere quello di Gesù.
Emanuele Billo