Seminario Maggiore

«Ecco, come l'argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani» (Ger 18,6)

All'inizio dell’anno scolastico e formativo 2019-2020, il secondo del mio cammino, ho accolto la proposta caritativa che i miei educatori mi avevano fatto, nonostante inizialmente avessi diversi dubbi. Questa esperienza consisteva nel vivere, il fine settimana, a “Villa Vescova” (ex Villa Veronese) a Brendola, come volontario all'interno nuovo progetto della Caritas diocesana che intende valorizzare questo bene artistico e culturale come spazio di inclusione sociale per persone in misura alternativa al carcere o ex detenute: un centro di educazione e formazione alla legalità.

Nel corso di quest’anno formativo ho avuto la possibilità di fare servizio come volontario a «Casa San Martino», in contrà Torretti a Vicenza, struttura gestita dalla Caritas diocesana nella quale viene data ospitalità a uomini senza fissa dimora.

Anche noi del Seminario di Vicenza, con l’emergenza del Coronavirus, frequentando la Facoltà Teologica del Triveneto a Padova, ci siamo attrezzati per seguire le lezioni online tramite le piattaforme digitali fornite dalla Facoltà stessa. 

In questo tempo particolare segnato dal coronavirus e quindi dalla sospensione delle celebrazioni nella mia unità pastorale è nata l'idea delle S. Messe in diretta. Abbiamo cominciato il 1 marzo, prima domenica di Quaresima, e da quel giorno abbiamo continuato, quotidianamente, a garantire la possibilità, per le famiglie delle nostre tre comunità (Tezze, Stroppari e Belvedere) di seguire le celebrazioni da casa attraverso i social. Nelle prime settimane il nostro unico mezzo per trasmettere era un semplice cellulare appoggiato su un treppiede che metteva in onda la celebrazione sulla pagina Facebook dell'unità pastorale. Poi, con il tempo si è riusciti a garantire la trasmissione anche sul canale YouTube, rendendola più accessibile, e a migliorare la qualità video e audio attraverso l'utilizzo di una strumentazione professionale. Tutto questo grazie all'aiuto di alcuni giovani delle nostre comunità che hanno messo a disposizione le loro conoscenze e la loro generosità in vari modi.

La cosa più bella, che ci spinge ogni giorno a trasmettere le celebrazioni, è la gioia e la gratitudine delle persone delle nostre tre parrocchie per poter vivere la S. Messa da quella chiesa in cui hanno celebrato fino a qualche mese fa. È per questo motivo che continueremo a garantire la diretta streaming fino al giorno in cui si potrà, (e sarà grande festa...), tornare a celebrare l'amore del Signore con la presenza fisica di tutta la comunità cristiana!

Lo scorso 5 febbraio è stato pubblicato il mio ultimo articolo intitolato Chiese abbandonate. Da abitare, dove mi immaginavo la situazione dei prossimi decenni con le nostre chiese vuote, a seguito della diminuzione dei fedeli, dei sacerdoti, nonché il venir meno della pratica religiosa. Soltanto un paio di settimane dopo, le nostre chiese si sono ritrovate improvvisamente vuote, prima nel Nord Italia, poi nel resto d’Italia e infine nel mondo intero o quasi; il tutto nel rispetto delle norme imposte dalle autorità civili al fine di limitare la diffusione del Covid-19.

Seguendo lo slogan imperversante #iorestoacasa, io stesso, da parecchie settimane, mi sono adeguato ad un regime sempre più "monastico", accettando di trascorrere le giornate nella mia abitazione, dopo che il Seminario era stato chiuso. Così anche la mia vita spirituale, al di là delle lezioni di Teologia via computer, trascorreva secondo lo schema breviario-Messa-rosario, accompagnato da alcune telefonate quotidiane con amici e conoscenti.

Ma la carità non può essere vissuta in modo “dematerializzato”, come una Messa seguita via tv.

In tempi di "diluvio", come quelli che stiamo vivendo, è certamente un’esperienza inedita il vivere la Settimana Santa chiusi ciascuno nelle proprie “arche”, impossibilitati ad uscirvi, senza sapere per quanto tempo ancora saremo sferzati da vento e pioggia, animati dal desiderio di vedere presto tornare una colomba con una foglia d’ulivo nel becco (Gn 8,10ss), segno che tutto questo starà per volgere al termine.