Nel corso di quest’anno formativo ho avuto la possibilità di fare servizio come volontario a «Casa San Martino», in contrà Torretti a Vicenza, struttura gestita dalla Caritas diocesana nella quale viene data ospitalità a uomini senza fissa dimora.

Qui si ricevono ospiti lungo tutto il corso dell’anno, in particolare durante l’inverno; viene offerto loro un luogo caldo e riparato in cui poter riposare. Condizione previa per l’accesso alla struttura per coloro vengono ospitati è un colloquio periodico, effettuato dai responsabili di Caritas, in cui vengono verificati sia il rispetto del regolamento interno sia i progressi fatti nel percorso pensato per ciascun ospite, il quale è finalizzato ad accompagnarli a recuperare la loro personale autonomia lavorativa e abitativa.

Faccio servizio una sera a settimana, insieme ad altri volontari che si turnano come me. Ogni sera, all’arrivo degli ospiti, si effettuano alcuni controlli. Finita la fase di accoglienza, aspettando l’orario in cui vengono aperte le stanze, si trascorre un po’ di tempo con loro, chiacchierando e giocando a carte.

All’interno del mio percorso di discernimento verso il presbiterato, è centrale il tema del servizio. Non si può parlare di «ministero» se non si vive concretamente la carità, anche verso gli ultimi: questa è una consapevolezza che ho maturato nel corso di questi anni di cammino in Seminario.

Inoltre, svolgendo questo piccolo servizio, ho imparato due cose. Primo, che vivere la carità richiede che io non ponga al centro la mia persona, ma quella dell’altro. Secondo, che la carità va fatta intelligentemente. Si rischia di cadere nel fraintendimento di associare il «fare del bene» al povero con l’accondiscendenza, l’accontentare ogni sua richiesta; qui invece ho compreso come il voler il bene dell’altro richieda spesso anche la capacità di dire dei «no». È necessario evitare che si crei, sul lungo termine, una dipendenza dall’aiuto che viene offerto, cercando di instaurare un circolo virtuoso che accompagni il povero ad essere indipendente. L’obbiettivo ultimo, infatti, consiste non nel soddisfare perpetuamente i bisogni di colui che viene assistito, ma nel ristabilimento della sua autonomia, nella promozione della sua dignità.

Invito vivamente anche voi a considerare la possibilità di prestare servizio come volontari Caritas. I volontari sono già molti, ma l’esigenza di forze nuove è costante. Gli ambiti in cui potete prestare servizio sono tanti; c’è sicuramente bisogno anche del vostro aiuto!