Seguendo lo slogan imperversante #iorestoacasa, io stesso, da parecchie settimane, mi sono adeguato ad un regime sempre più "monastico", accettando di trascorrere le giornate nella mia abitazione, dopo che il Seminario era stato chiuso. Così anche la mia vita spirituale, al di là delle lezioni di Teologia via computer, trascorreva secondo lo schema breviario-Messa-rosario, accompagnato da alcune telefonate quotidiane con amici e conoscenti.

Ma la carità non può essere vissuta in modo “dematerializzato”, come una Messa seguita via tv.

Anzi, in questo periodo sono aumentate le persone bisognose, sono emerse nuove categorie in difficoltà, come quelle di chi svolge lavori non protetti da ammortizzatori sociali; con la chiusura delle attività produttive molti sono coloro che hanno iniziato a chiedere aiuto, sommandosi a quanti già prima erano nel bisogno. Così la macchina della carità continua a girare, ma a ritmi più sostenuti e c’è l’esigenza di volontari, soprattutto per fare fronte alle restrizioni alla circolazione.

Ecco perché ho deciso, ad un certo punto, di aderire all’iniziativa della “Spesa solidale a casa”, nata da alcune aziende e cooperative, nonché dalla disponibilità di alcune persone dell’unità pastorale Porta Ovest di Vicenza: recuperando le eccedenze alimentari dagli esercizi commerciali della Città, vengono preparate le “borse della spesa”, successivamente distribuite grazie ai mezzi di una ditta di trasporto o direttamente dai volontari in diversi punti parrocchiali. Di recente, l’iniziativa ha assunto una dimensione cittadina, grazie al coinvolgimento della Caritas e dei Servizi sociali del Comune: si sta creando una rete di assistenza che possa dare una risposta stabile anche a questa nuova situazione di bisogno.

Molto altro si potrebbe dire dell’iniziativa, ma rinvio ai contatti presenti nell’immagine: magari, così, potremmo trovare nuovi volontari per estendere il raggio d’azione a zone non ancora servite dentro e fuori Vicenza. Ogni disponibilità, anche da parte dei negozi, è ben gradita! Mi limito, invece, ad un episodio che mi pare possa ben sintetizzare l’esperienza della spesa solidale. Ero impegnato, assieme ad un altro volontario, nella distribuzione porta a porta dei pacchi; ad un certo punto ci troviamo davanti una madre ed un bambino un po’ trasandati: l’imbarazzo è palpabile mentre scarichiamo i generi alimentari. Così mi viene spontaneo di avvisare il piccolo che nel pacco da mettere nel congelatore c’erano delle pizze. A quella notizia, il bambino si illumina ed abbraccia la confezione come se fosse un regalo di Natale.

Ecco, lì ho potuto vedere il volto bello della carità frutto di un incontro di offerte “a costo zero”: da un lato gli esercizi commerciali che donano generi alimentari che, magari, nel giro di pochi giorni sarebbero stati scartati; dall’altro la manodopera di tanti volontari che offrono una parte più o meno consistente del loro tempo e delle loro forze. Questa è la carità che non fa espropri, che non criminalizza, con una tassazione spropositata, il risparmio frutto del lavoro: in questo modo, chiunque è messo nelle condizioni di poter dare il proprio contributo spontaneo, che non sa di costrizione.

Possiamo scegliere di rimanere rinchiusi nelle nostre case, sperando così di arrivare alla fine della pandemia senza esserci contagiati, oppure possiamo metterci in gioco: certo, sempre che la salute lo consenta e nel rispetto delle regole e delle debite cautele, ma, comunque, rischiando. Che, poi, il rischio lo corriamo lo stesso, anche se usciamo soltanto per le urgenze indifferibili, o se possiamo contare su qualcuno che esca per noi, ma che, alla fine, vive a nostro contatto.

A ben guardare, si tratta di una questione di intenzione; dipende, cioè, dal motivo per cui si sceglie di mettersi in gioco. Bisogna considerare se uno va a fare volontariato perché così ha una scusa per uscire, non possedendo alcun cane da portare a fare i bisogni, oppure perché crede alla rassicurazione di Cristo: «chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà».