In tempi di "diluvio", come quelli che stiamo vivendo, è certamente un’esperienza inedita il vivere la Settimana Santa chiusi ciascuno nelle proprie “arche”, impossibilitati ad uscirvi, senza sapere per quanto tempo ancora saremo sferzati da vento e pioggia, animati dal desiderio di vedere presto tornare una colomba con una foglia d’ulivo nel becco (Gn 8,10ss), segno che tutto questo starà per volgere al termine.

Anche noi, come Noè, navighiamo senza conoscere bene la direzione, faticando a districarci tra pronostici approssimativi, incapaci anche solo di immaginare come sarà la terra dopo che le acque si saranno ritirate. Non è questo un diluvio voluto da Dio, anzi, Egli è da sempre al nostro fianco, e i giorni che stiamo per celebrare ce lo ricordano in modo inequivocabile: ci ha amati così tanto da dare la Sua vita per noi, ha effuso il Suo Spirito per abitare non solo tra noi, ma anche in noi.

Se da un lato è spiazzante trovarci a vivere la Pasqua a casa nostra, fuori dalle nostre chiese e “lontani” dalle nostre comunità, dall’altro potremo fare esperienza di un Dio vicino che viene a trovarci in famiglia, visitandoci dove e come siamo, lasciandosi visitare comunque e dovunque da chi lo cerca con verità, come ci ricorda il Vangelo (Gv 4,21.23). Mai il Signore ha fatto mancare ai Suoi figli ciò di cui hanno bisogno, e il deserto che per tutta la quaresima sembrava stringerci nella morsa della fame in tempo di carestia eucaristica ce ne ha dato prova, aiutandoci a riscoprire che l’uomo vive di ogni Parola che esce dalla bocca del Signore (Mt 4,4).

Ancora, in questi giorni santi, potremmo tornare a stupirci di fronte ad un altro piccolo miracolo, che troppe volte passa inosservato: la preghiera che non ha confini. Trovandoci nell’impossibilità ad incontrarci abbiamo re-imparato a telefonare e forse anche ad approfittare delle nostre webcam per vederci, ma ci saremo certo accorti che nulla di tutto ciò ha il sapore di un abbraccio o di una carezza: le distanze rimangono. Oggi abbiamo la possibilità di imparare che in Dio non esiste lontananza, perché l’altro dista esattamente lo spazio di una preghiera, capace di varcare le soglie delle nostre case per portarci ovunque serva recare conforto, calore, affetto, fiducia: è questo il miracolo della nostra Pasqua! Forse scopriremo paradossalmente di essere più vicini ora di quando potevamo ancora abbracciarci, forse sapremo guardarci senza più dare per scontrato la preziosità, la ricchezza che siamo gli uni per gli altri, forse inizieremo a sentirci fortemente chiamati e mai impediti alla comunione (Rm 8,35), a farci prossimi in modo creativo, come Gesù ha fatto.

E se tutto questo ora è possibile, è perché in Cristo siamo stati salvati, in forza di quell’amore folle che questa Santa Settimana ci invita a celebrare.

Incamminiamoci insieme, dunque, senza esitazioni verso la Pasqua.