Da sempre le religioni  usano la musica come forma importante nelle liturgie; gli antichi greci avevano addirittura il Dio della musica, Apollo; nel culto dionisiaco Orfeo era il cantore divino; mentre per  Aristotele la musica aveva effetto catartico cioè purificatore e risanatore.

Nell’antico Testamento la musica sacra serve nell’adorazione di YHWH, a esprimere ammirazione, gratitudine verso il Creatore ed era considerata uno strumento essenziale  per conservare e tramandare il patrimonio di fede.

Nel Nuovo Testamento, in continuità con l’antico, il canto rende operante lo Spirito, che è stato dato a noi nel battesimo, e apre a Dio il nostro cuore. Cantare è espressione d'amore e rende più profondo l'amore dentro di noi e  così ci rafforza nel nostro cammino di fede.

Il libro dell'Apocalisse parla anche di musica dolce nei cieli, il Veggente dell'Apocalisse sente una voce che viene dal cielo:

“La voce che udii era come quella di suonatori di cetra che si accompagnano nel canto con le loro cetre. Essi cantano come un canto nuovo davanti al trono"  (Ap14,2s)

Quando celebriamo la messa, partecipiamo a questa liturgie celeste, quando cantiamo ci uniamo al canto di lode degli angeli e ciò dona un nuovo significato al nostro canto poiché cantando anticipiamo e gustiamo già il compimento  della salvezza. Il canto è una contemplazione di Dio anticipata e la musica terrena è immagine e anticipazione del quella dei cieli.

Credo che il culmine della musica sia proprio la Croce poichè è lo strumento musicale su cui Gesù suona in modo tale che tutto il mondo sente il suo “meraviglioso" canto d'amore per tutti noi. La croce è il canto straziante di Gesù che può commuovere intimamente ed elevare a Dio anche quelle persone che non sono capaci di coglierLo attraverso le Scritture proprio come avvenne al centurione che riconobbe Gesù come Figlio di Dio  grazie a quel silenzioso e straziante canto d'amore che è la Croce

Nella liturgia la musica non deve essere intesa  come “tappa buchi" per tamponare i momenti di silenzio, ma proprio attraverso il canto siamo coinvolti totalmente (anima e corpo); il canto ci avvolge  e ci aiuta ad aprire il cuore per esprimere anche i nostri sentimenti interiori.

Oggi il canto, specialmente in Italia, purtroppo non è curato e nel caso di difficoltà finanziarie, in alcune parrocchie, la prima cosa ad essere tagliata è la musica sacra. Non ci rendiamo conto  (a volte è colpa anche dei sacerdoti) che un buon direttore di coro è spesso altrettanto importante di un buon predicatore. Quando il direttore di un coro (o responsabile del canto liturgico) sa entusiasmare i bambini, i giovani e gli adulti per i vari cori, dà un grande contributo alla vitalità di una comunità e alla fede.

Il canto è un luogo importante dell'esperienza di Dio perché cantando un testo spirituale, intuisco qualcosa dell'effetto benefico di quelle parole e anche molte persone che hanno difficoltà con la Chiesa possono trovare nel canto il luogo spirituale in cui poter esprimere la loro fede; c'è bisogno anche di fantasia perché torniamo a raggiungere, propio attraverso la musica, quelle persone che non sono toccate dalla sola liturgia.

Oggi ci sono molte persone che credono di non saper cantare, ma se sto in silenzio in una comunità che canta, interiormente mi autoescludo, e questo non fa bene alla mia anima; la liturgia è un'opera d'arte totale in cui tutti i sensi vogliono essere toccati, in particolare anche l'udito affinchè, nell'ascoltare diamo sempre più ascolto a Dio per poi lodare la sua Bellezza con il canto. La Bellezza vuole essere contemplata, ma anche ascoltata.