Chiese abbandonate e in disuso: è un tema che mi affascina e mi interroga. Subito vien da chiedersi: che fare? Condivido con voi uno spezzone del film Villaggio di cartone di Ermanno Olmi del 2011.

Subito mi vengono i brividi nel vedere un’impresa di pulizia che entra in una chiesa sconsacrata e la spoglia di tutti i suoi arredi, compreso il grande crocefisso. Rimane lì, impotente all’evento drammatico, un vecchio prete che ormai si sente inutile alla sua vocazione. Ma la trama acquista nuova luce quando un folto gruppo di clandestini entra e vi trova rifugio, facendo diventare la chiesa una casa. Un film intenso, appassionato e soprattutto profetico per due motivi: l’immigrazione, oggi più che mai centrale anche nella riflessione ecclesiale; e poi che futuro dare a questi edifici sacri, antichi quanto moderni, che sempre più perdono la loro funzione di luogo sacro?

È un fenomeno ormai diffuso nel nord Europa secolarizzato, dove anche monumentali chiese gotiche, vengono adibite a musei, biblioteche, ristoranti…e perché no, anche a discoteche. Un destino di cui anche la “cattolica” Italia non rimarrà indenne nei prossimi anni, vista la riduzione dei presbiteri, dei fedeli praticanti, l’accorpamento di tante parrocchie in realtà molto più grandi, e non da ultimo, il costo economico sempre più esoso richiesto per la manutenzione di questi edifici, spesso ricchi di opere d’arte.

Con un’inclinazione alla conservazione, dopo gli studi in architettura, non posso minimamente dire: cancelliamo tutto! Anzi, è d’obbligo avere cura il più possibile di tutte questi edifici, testimonianza tanto di fede quanto di arte millenaria. Ma questo spetterà prima di tutto agli organi competenti, come le Soprintendenze. Ma da battezzato questo tema mi provoca ad andare in profondità delle mia fede e chiedermi quale chiesa cercare: una chiesa vivente o una chiesa di pietra? Conservare e riproporre queste chiese di pietra ci dà sicurezza, perché così ci ancoriamo alle tradizioni, alle radici, quasi da diventare dei guardiani del sacro. Ma attenzione, non sono stati propri i guardiani del sacro e dell’antica legge Giudaica a crocefiggere Gesù, Lui che proponeva la nuova legge dell’amore? Noi invece siamo fatti per una chiesa vivente, che vive e testimonia Cristo risorto in ogni epoca e in ogni luogo. Perché con Cristo il tempio di Gerusalemme è stato abbattuto per un nuovo tempio, fatto di carità. Ce lo ricorda Lui stesso con le parole dette alla samaritana al pozzo:

"viene l’ora in cui né su questa montagna né a Gerusalemme adorerete il Padre. Viene l’ora ed è adesso, in cui gli autentici adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità" (Gv 4, 23-24).

Così ogni comunità che crede e pratica il Vangelo, che vive l’eucarestia, diventa la chiesa vivente ad immagine del corpo di Cristo.
Ecco perciò che la chiesa di pietra, o di cemento per i più contemporanei, acquista ancor di più significato, perché diventa un mezzo per realizzare la chiesa vivente e non il fine della nostra vita. Una chiesa che, per essere veramente radicata nell’autenticità del Vangelo, deve essere povera come Cristo, e non un lusso per Dio. D’altronde, Dio stesso si è incarnato nella povertà di una mangiatoia e del legno di una croce. Così la povertà aiuterà le nostre chiese ad essere belle, essenziali, ricche di significati, autentiche e ci aiuterà ad amare Dio e il prossimo.
Mi dispiace per chi, leggendo questo articolo, sperava di trovare soluzioni e strategie da perseguire. Di fatto non ci sono, perché sarà la realtà a farci capire che risposta dare alla luce della nostra fede. Penso a quel sacerdote del Villaggio di cartone e la sua gioia nel vedere la sua chiesa riprendere finalmente vita con dei poveri clandestini, quando prima, frequentata da uno smisurato gruppo di fedeli, era di fatto morta e insignificante. Ora, spoglia, può finalmente vivere la carità del Vangelo.

 

Paolo Allegro