Siete mai stati in Scozia? Io sì, lo scorso settembre per la prima volta! Ho scoperto una terra magnifica! Ero già innamorato delle altre città che componevano la Gran Bretagna ma nel mio viaggio in Scozia sono stato piacevolmente sorpreso di una terra così spettacolare quanto accogliente. Ma non siamo qui per parlare di viaggi. L’obiettivo di oggi è provare ancora una volta a parlare di Dio.

In una delle escursioni fatte mi sono imbattuto nella splendida scultura che vedete in foto di Andy Scott. All’incontro dei canali del Forth e del Clyde, due grandi fiumi importanti per la Scozia, troviamo questo fantastico sito dove svettano due teste di cavallo, uscenti fuori dall’acqua. I cosiddetti kelpies. Essi sono infatti frutto di una tradizione mitologica celtica che vede in questi due animali una creatura maligna che abita nei fiumi. Lo stesso mostro di Loch Ness sembra essere un kelpies. Essi vivendo nell’acqua sono dotati di una straordinaria potenza. Ma anche in questo caso non sono qui per riportarvi la mitologia, seppure interessante. Per l’autore della scultura infatti oltre che essere un animale mitologico i kelpies sono il simbolo della potenza industriale del passato e della cocciutaggine dello stesso popolo scozzese. 

A vederli dal vivo, e sono alti più di trenta metri, non fanno così paura, nemmeno nelle plumbee giornate scozzesi. Sono maestosi, affascinanti e vi devo confessare che quando mi ci sono ritrovato davanti sono restato meravigliato. Queste due teste scolpite in piccole piastre di acciaio escono dai due canali che subito poi diventano un unico fiume. La cosa curiosa per chi prova a fotografarle sta nel trovare la giusta posizione. La loro altezza e la loro posizione sono stranissime. Non conosco le precise motivazione dell’autore ma mi ha colpito il fatto che una testa guarda verso il basso mentre l’altra guarda verso l’alto.

Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Gesù rispose: "Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi”.

Mc 12,28-31.

Il guardare verso l’alto della testa del kelpies mi ricordava la mia ricerca di Dio, verso colui che mi ha creato e amato prima di ogni cosa. La testa che guardava verso il basso mi ricordava che non posso passare la vita con la testa rivolta verso l’alto, ma la mia ricerca di Dio ha radici profonde nelle relazioni. Tessere relazioni con il creato con le persone che mi circondano mi permette di custodire l’altro e in questa azione discernere il progetto di Dio. Il comandamento dell’amore diventa quindi rivelazione di Dio e della mia ricerca di fede.

Un caro amico in queste vacanze natalizie mi ha ricordato che Dietrich Bonhoeffer diceva: “Dio non realizza ogni nostro progetto ma compie tutte le sue promesse”. Già, posso progettare guardando verso l’alto come il kelpies ma se non faccio riferimento alla terra, alle relazioni non faccio fede alle promesse di Dio. Solo così le mie scelte per quanto libere e autentiche potranno diventare anche storia di salvezza, accettando di custodire tante persone, fatti e creature che mi chiamano ad amare. Solo così, mi sembra, potrò essere davvero fedele a Dio, perché si ha la consapevolezza del suo esserci affianco.

Ancora vi condivido un video di Cane Secco, lo faccio perché riesce a darne bene l’idea. Possiamo anche noi avere i nostri progetti, i nostri piani, ma dobbiamo fare i conti con la realtà che ci sta attorno, lottare con essa e a volte fallire come Matteo nella sua scalata “da primo”. Per me la fede è questo continuare a scegliere Lui, in qualsiasi ambito della vita, sapendo che non sempre tutto andrà secondo i nostri progetti. Tutto ciò renderà la cosa più sudata ma come dice sempre Matteo Bruno: “È bello così!”. Progettare guardando in alto sapendo che le promesse di Dio si realizzano con lo sguardo verso il basso. Basso e alto allora perdono quel senso morale che siamo abituati a dargli e risultano le due condizioni per camminare (o scalare, a seconda dei punti di vista) nella fede.

Nicola Capitello.