Mi chiamo Sebastiano e sono nel Biennio di Teologia del Seminario; vorrei condividere con voi l'esperienza vissuta per due anni in Irlanda del Nord e conclusa a giugno di quest'anno.

Facendo un passo indietro, desidero iniziare da dove ebbe inizio il cammino della mia vocazione.

All'età di 12 anni entrai, per mia scelta, in Seminario a Vicenza. fin da piccolo, infatti, sentivo forte il fascino della vita sacerdotale, grazie all'esempio di un sacerdote che conobbi durante le vacanze estive: lui era molto vivace e gioioso ma soprattutto ero affascinato dalla capacità che aveva di raccontare ai bambini come me la vita di Gesù. Tutto ciò mi colpì a tal punto da mettermi in testa di diventare prete come lui.

Così dopo diversi anni conobbi il Seminario; vi entrai in terza media, continuai gli studi alle superiori ed infine intrapresi il cammino di Teologia fino alla conclusione del secondo anno. Durante questi ultimi anni avevo percepito il rischio che la mia vita rimanesse ferma: sentivo il bisogno, sebbene fossi molto contento del mio cammino, di fare una esperienza diversa. Così alla fine del secondo anno di teologia, nel 2017, anche grazie ad alcuni contatti e conoscenze che avevo, intrapresi il viaggio verso Derry, una città al confine tra la Repubblica Irlandese e l'Irlanda del Nord - Regno Unito. Qui fui accolto dal Vescovo cattolico della città Donal McKeown, che avevo avuto modo di conoscere anni prima in Italia.

Iniziai a far parte della Derry Youth Community (comunità giovanile di Derry), dove vivevo in una casa della diocesi assieme ad un ragazzo tedesco di nome Willy e una ragazza originaria di Dublino di nome Hannah; durante il mio secondo anno di permanenza si aggiunse a noi una ragazza italiana originaria di Valdagno, Micaela.

Noi lavoravamo assieme per le scuole cattoliche della città, per la pastorale giovanile e l'ufficio catechistico della diocesi. A questo compito venivamo formati e seguiti a livello umano, linguistico e anche spirituale da una equipe di educatori. Come piccola comunità formata da giovani eravamo chiamati a metterci in gioco con i ragazzi delle scuole primarie e secondarie, preparando attività formative e ludiche, formando i bambini in preparazione ai sacramenti della prima comunione e della cresima, organizzando incontri ecumenici tra cristiani di diverse confessioni (cattolici, protestanti e anglicani).

Non nascondo la difficoltà che ho avuto a relazionarmi in un'altra lingua, in particolar modo nei primi 3 mesi; il mio livello di inglese era davvero molto scarso prima della partenza e quindi è stata per me una grandissimi sfida imparare la lingua; non solo, fu anche difficile per me riuscire ad entrare in quella cultura, diversa dalla mia, sebbene il popolo irlandese si sia dimostrato fin da subito accogliente e caloroso. Posso affermare che il Signore mi ha messo vicino uomini e donne che mi hanno aiutato ad affrontare questa esperienza con fede e coraggio; in modo particolare due donne mi hanno voluto molto bene: Mary, che chiamavo la mia "Irish mamy" (mamma irlandese), la quale mi ha seguito anche nell'apprendimento dell'inglese; e Margherita, italiana di origine ma da più di undici anni in Irlanda in cui vive assieme al marito e ai i due figli. Queste due figure sono state (e sono ancora tutt'oggi) molto importanti per me poiché hanno saputo non solo accompagnarmi nel mio cammino personale, avendo cura di me come un figlio, ma soprattutto guidandomi nel mio percorso di crescita nella vita spirituale. La mia vocazione è maturata ancor di più grazie ai loro stimoli, alle discussioni avute con loro, ai momenti di gioia e di sconforto vissuti insieme.

In questa esperienza ho scoperto un volto di Gesù ancora più autentico poiché sono riuscito a guardare anche me stesso con “occhi” diversi, con cuore diverso, soprattutto grazie all'aiuto e al sostegno di quelle persone che lui stesso mi ha messo affianco. Nonostante mi bloccasi spesso di fronte a difficoltà o ad ostacoli che avrebbero potuto rendermi vulnerabile, ora mi rendo conto che proprio attraverso queste vulnerabilità il Signore ha plasmato il mio cuore. Tutte le persone incontrate nella vita e durante questa esperienza (sono certo di questo) sono state provvidenziali: persone giuste al momento giusto. Esse hanno saputo rendere il mio terreno, anche quella parte che era in me in quel momento più "rocciosa", nuovamente fertile, e hanno così reso possibile al Signore poter gettare un piccolo seme. Quel piccolo seme che per diventare un grande arbusto deve “saper” morire ed essere coltivato; e ciò che ora spetta a me è accogliere il seme e farlo maturare, con la consapevolezza di non essere solo ma accompagnato da uomini e donne che il Signore mette al mio fianco.