Penso che non capiti spesso la possibilità di accompagnare la nascita del luogo in cui si prega. Per la comunità di teologia, al tempo in cui ne facevo parte, tutta l’esperienza dello spostamento dall’edificio novecentesco a quello antico fu un periodo indimenticabile: i dibattiti per pensare gli ambienti comunitari, il grande fermento di idee e di lavoro per quella casa che sentivamo anche nostra.

Ricordo anche l’impressione di quando entrammo per la prima volta nel “teatro delle marionette” che sarebbe diventato la nostra cappella: saremmo mai riusciti a rendere quella stanza un luogo in cui pregare e celebrare il nostro incontro quotidiano con il Signore?

 Il dibattito e le sperimentazioni attorno alla cappellina erano già in corso da qualche anno. Grazie alle riflessioni maturate insieme a don Virginio Sanson, prima del trasloco l’altare e l’ambone erano stati spostati nei due estremi della stanza con le sedie messe lateralmente. Questo permetteva di sottolineare la presenza dei due poli della Messa (la Parola di Dio e l’Eucaristia) e di celebrare le lodi e i vespri disposti in due cori frontali, come nei monasteri.

La nuova cappella accolse questa intuizione, affiancandovi uno spazio più piccolo per la preghiera personale con il tabernacolo. Le tinteggiature e i rivestimenti in pietra, realizzati da alcuni di noi nel corso di due estati, hanno avuto lo scopo di valorizzare questa disposizione degli spazi.

 

La parete del crocifisso, dietro l’altare, rappresenta il rinnovamento dell’Eucaristia. La parete dietro l’ambone, sopra la porta che va alla cappella con il Santissimo, raffigura l’ascolto della Parola di Dio.

 Attorno al crocifisso, vertice dell’amore di Dio rivelato da Gesù, si dispone una serie di pietre che si schiariscono salendo verso l’alto. In basso le pietre sono più scure; ci sono dei pezzi di porfido nero che simboleggiano il male e dei pezzi di mattone che rappresentano la nostra fragilità di creature. Salendo verso l’alto la pietra di Trani assume colore più chiaro, delle biglie di vetro blu ricordano l’acqua effusa dal costato di Gesù. Le linee di vetro trasparente rappresentano il dono dello Spirito santo che ci fa comprendere come attualizzare, con la nostra vita concreta, il dono della vita di Gesù. Delle pietre rivestite di smalto dorato sottolineano la presenza della grazia di Dio che raggiunge la nostra vita.

Al centro una serie di pietre più grandi raffigura un monte, luogo biblico di incontro e alleanza con Dio: pensiamo alla consegna del decalogo a Mosè, al compimento della Legge nel discorso della montagna (capitoli 5-7 di Matteo), alla scrittura nel nostro cuore grazie al “sangue della nuova ed eterna alleanza” (preghiera eucaristica).

 La parete dietro l’ambone rappresenta cosa accade in noi quando ascoltiamo la Parola di Dio.

Dall’altro scende un profilo che può ricordare una colomba o la nuvoletta che nei fumetti contiene le parole. La parte in pietra sembra la chioma di un albero. Gli inserti in legno, convergenti verso il tabernacolo, sono i rami. Nella loro forma ricordano anche delle sagome umane, di persone in ascolto della Parola di Dio. I pezzi di legno che le compongono hanno diversi colori, perché l’ascolto della Parola provoca in noi risonanze diverse: alcuni sono grezzi, altri verniciati, altri con la corteccia, altri dipinti di arancione (il colore dell’umanità in vocazione). Le parti in ceramica verde sono delle “isole” che simboleggiano la creazione del mondo. Dio ha creato e custodisce il mondo attraverso la sua Parola, che mantiene la separazione tra terra e acqua, tra caos e disordine. Anche qui, come nell’altra parete, lo Spirito santo accompagna in modo invisibile l’incontro con Dio.

 

La simbologia presente nelle due pareti è ripresa dalla colonna con l’acquasantiera per la memoria del Battesimo.

Sulle pareti laterali ci sono tre fasce di colore differente. Quella più in basso rappresenta la creazione e il mondo prima della redenzione. Ci sono la pietra di Trani scura, la ceramica e il vetro verde della creazione, il porfido nero del male. Al centro una fascia di legno ricorda il dono della vita di Gesù, con il legno della croce segnato dal sangue. In altro le pietre bianche, con le strisce trasparenti dello Spirito santo e le biglie blu dell’acqua del battesimo, sostengono la ciotola con l’acqua. Chi vi intinge la mano ricorda tutto questo cammino di redenzione a cui partecipa.

 La parete attorno al tabernacolo presenta una serie di cerchi in smalto dorato che si dilatano. È un invito a ritrovare nel Signore il centro del tempo e dell’impegno. Ricorda le onde che increspano la superficie dell’acqua quando vi cade un sasso. “Segni dei tempi” attraverso i quali la presenza discreta del Signore può essere riconosciuta anche nella vita di ciascuno di noi.

don Luca Lunardon

Ultimo dettaglio, non meno importante è la statua di Maria, in mezzo a noi nell'assemblea a cui ci rivolgiamo nelle preghiere e nelle nostre liturgie in cui intercede per noi.