È ormai noto come i numeri nei seminari del Triveneto siano in vertiginoso calo, la scelta del ministero ordinato come quello della vita religiosa diventa sempre più lontana e distinta dai diversi percorsi di "orientamento" per il futuro. Forse proprio perché si tratta di cose ben diverse. 

La scelta in effetti diventa il gradino che porta a compimento il discernimento ed è proprio da qui che vogliamo ripartire assieme da dove ci eravamo lasciati con l'ultimo articolo di questa serie. 

DALLA PUNTATA PRECEDENTE: Attraverso il video di Matteo Bruno abbiamo visto i quattro step per una immersione sicura e con una nostra analogia sono stati equiparati a come il nostro cammino di discernimento avviene, qui in seminario ma in realtà per tutti nella vita. 

Per imparare "come stare su questo nuovo pianeta", ci dice Matteo Bruno, bisogna reimpararare tutto da capo, e forse non è questa la creatività che ci chiede il mondo oggi per continuare a essere testimoni di Cristo? Da preti, da ragazzi, da marito, moglie, figlio, padre, madre... da veri Figli di Dio. E allora non mi resta che augurare a tutti buoni step di apprendimento, perché non finiscono mai, ma non è questo il bello?

Oggi vogliamo invece soffermarci di più su quella che è la fase di scelta. Partiamo anche questa volta da un video, il trailer del film del 2015 "Il piccolo principe" tratto in parte dal libro dello stesso titolo che tutti avremo visto e potrebbe essere anche una buona occasione per riguardarlo.

"Non lasceremo nulla al caso" dice la mamma che progetta tutta la vita di sua figlia per diventare una "perfetta adulta". In fondo non è la storia di ognuno di noi? Cresciamo con l'attesa di diventare adulti sapendo che quello è il nostro destino e cerchiamo di custodirlo progettandolo. È sbagliato tutto questo? Io direi proprio di no! Capita però che qualche evento possa modificare il corso dei nostri progetti. Come la storia del piccolo principe, come un anziano signore che ci lancia i suoi disegni, come la vita che a volte ci richiede passi inaspettati.

Non mi piace parlare di me ma credo che parlare di scelta obbliga a farlo. Ognuno costruisce la propria scelta e per ognuno la storia è diversa, non si riesce quindi ad incasellare in una categoria ben precisa perché la scelta parla di noi... e non solo, ma di questo parlerò alla fine.

Il 5 agosto 2017 sono salito nel campeggio della mia parrocchia per fare una testimonianza il giorno seguente, i ragazzi di prima superiore che già conoscevo e che stavano vivendo il campo mi aspettavano, io mi ero preparato una bella attività, di quelle dinamiche che non annoiano e poi una semplice testimonianza del mio "essere in seminario". La sera il programma prevedeva un film, il "piccolo principe" per l'appunto ma il tempo era bello, le stelle avevano fatto capolino e gli animatori decisero di giocare al gioco notturno nel bosco. Partecipo anch'io, perché no, dopo già due campeggi alla spalle nelle settimane precedenti perché non continuare a divertirsi con i ragazzi. È stato così che quella notte, rincorrendo un ragazzo ho trovato una buca, sono caduto, ho sentito un grosso crack, e poi arrivato all'ospedale la notizia: Frattura scomposta del femore, da operare.

Questo è uno dei fatti che ha cambiato quell'estate, in primis perché poi la testimonianza non l'ho mai fatta, ma perché poi ho dovuto imparare a stare con quello che era inaspettatamente avvenuto. Il trasferimento in ambulanza a Vicenza, l'operazione, il recupero e le tante occasioni e impegni che avevo già preso che continuavano a saltare. Ad ogni giorno si aggiungeva una novità che rimetteva in discussione la mia programmazione. Fino al settembre dell'anno successivo quando dopo lunghi mesi di fisioterapia sembravano aver sistemato tutto. Consulto un medico e scopro che devo essere rioperato, stessa operazione, stessa degenza, stessa trafila, solo per togliere il chiodo lungo 50 cm dentro la mia gamba che prima la teneva unita e ora non serve più. Quando? A luglio, proprio in quel mese in cui con il seminario dovevo scendere in Mozambico per un esperienza missionaria che da anni sognavo. Già ancora questa gamba che mi scombinava i piani.

Perché vi racconto tutto questo? Sopratutto questa storia che di vocazionale non ha nulla? Perché sento che ha a che fare con la scelta. Tutti noi possiamo avere un madre (o una nostra indole) che ci programma il futuro ma la vera scelta poi viene fatta in quella precarietà che varca i limiti della programmazione. Questo non toglie il discernimento, non toglie tutto quel processo di cui parlavo l'articolo scorso, ma include qualcosa o forse è meglio dire Qualcuno. Possiamo fare tutti i nostri progetti ma la vita ci sconvolge, le relazioni che ci stanno attorno ci sconvolgono per prendere le scelte della vita. "Quando arriverà per me il momento di partire, dovrò partire da solo" dice il film, già la scelta si fa  da soli ma con un bagaglio di discernimento e i contrattempi dati dagli altri. Il substrato di ogni nostra piccola scelta che costruisce la scelta futura è fatta di altri, di un Altro, che ci scombinano i piani, o forse sarebbe meglio dire li arricchiscono di avventure. Solo così allora si può diventare dei perfetti adulti, lasciandoci scavare dalla vita: il discernimento ci guida, la scelta si prende con un mondo che ci chiede di scegliere con lui e forse proprio dietro a questo mondo scopriamo il progetto di Dio.

Buona scelta a tutti, sapendo che non sempre ciò che scombussola la vita è così semplice come una gamba rotta ma può essere qualcosa di più serio, questo però non ci faccia perdere la speranza. Buona quaresima a tutti voi.