Papa Francesco al numero 150 di Evangelii Gaudium afferma che c’è bisogno di testimoni autentici del Vangelo, che parlino alla gente di un Dio conosciuto e famigliare, come se vedessero l’invisibile.

Vedere l’Invisibile è senza dubbio un’affermazione paradossale, ma non per chi assume sempre più uno sguardo di fede, con occhi allenati a riconoscere l’azione dello Spirito nell’ordinario dei vissuti, nella quotidianità consumata che reclama di essere rivitalizzata e abitata dalla presenza di Dio, presenza che spesso fatichiamo a riconoscere ed apprezzare. 

Per aiutarci a convertire i nostri sguardi dal 3 al 5 gennaio, a Roma, si è svolto il convegno vocazionale nazionale intitolato proprio “Come se vedessero l’invisibile”, una full immersion di tre giorni che ha visto anche la partecipazione di una giovanissima delegazione vicentina, desiderosa di lasciarsi provocare da questo tema. I lavori si sono aperti con una relazione di fratel Luciano Manicardi, priore di Bose, sul tema “Abilitare il tempo per costruire la comunità”, seguita da uno stimolante percorso laboratoriale. Esso si è strutturato in due momenti: una proposta iniziale da parte di tre relatori e un tempo di declinazione più pratica su tre temi distinti. Le tematiche hanno riguardato il mondo digitale, l’impegno sociale nella vita quotidiana e la preghiera con il corpo. 

Un altro momento centrale nella nostra esperienza di partecipanti al convegno è stato l’ascolto delle storie di santità di chi davvero nella propria vita ha accostato coraggiosamente l’Invisibile. Le narrazioni delle vite di Chiara Corbella, Tonino Bello e dei monaci di Tibhirine sono state un invito a guardare con attenzione alla realtà per riconoscervi una santità presente e diffusa. La conclusione dei lavori, invece, ci ha permesso di ricevere una restituzione sul Sinodo sui giovani da parte di alcuni partecipanti ai lavori. 

Dopo questo tempo di speciale formazione contrassegnato dalla ricchezza degli stimoli e dalle intuizioni condivise, ciascuno di noi, nel fare ritorno chi in seminario chi nelle proprie case, sente forte l’esigenza di fare tesoro di quanto ricevuto, ma senza gelosia, condividendo con i fratelli e le sorelle la sfida stimolante di fare della propria vita una costante e appassionata ricerca dei segni che, nel quotidiano, testimoniano un Dio vicino, presente, amico, così prossimo da sembrarci… visibile, al punto che nessuno può dire di non conoscerlo e di non poterlo testimoniare con la vita.   

 

Emanuele Billo