È ormai noto come i numeri nei seminari del Triveneto siano in vertiginoso calo, la scelta del ministero ordinato come quello della vita religiosa diventa sempre più lontana e distinta dai diversi percorsi di "orientamento" per il futuro. Forse proprio perché si tratta di cose ben diverse. 

Discernere, lo sappiamo bene è un attività che comporta tempo, spazio e tanta esperienza in primis con la Parola di Dio ma in tutto ciò che ci parla di Dio nella nostra vita. Ma perché slegare la scelta che è strettamente legata al discernimento? Come seminaristi nel quotidiano della vita ci confrontiamo spesso sulla nostra scelta e su come viverla in un futuro che sembra precario e molto differente a quello che era per un presbitero del passato. Mi piace condividere con voi la pro-vocazione che ho trovato in questo video di questo videomaker che racconta la sua settimana. 

Come non fare nostra (di noi seminaristi, ma anche per gli altri) la domanda rispetto ad una continuità o fedeltà ad un lavoro scelto che di certo nel nostro caso non ci chiede la vita in senso stretto ma in una modalità di vita che sembra ormai sorpassata e sicuramente fuori dal comune?

Prendo in prestito i quattro step di Matteo per provare a raccontare come ci poniamo difronte ad una scelta definitiva come il ministero:

STEP 1: la Teoria. Nella nostra mente, nella formazione in seminario, nel tirocinio in parrocchia e negli amici preti che conosciamo spesso ci confrontiamo sull'identità del prete. Sono innumerevoli le occasioni. È il nostro approfondire la teoria su un domani senza viverlo, rendendoci conto di ciò che vuol dire realmente e rendere solida la nostra scelta a proseguire il cammino. La vita comunitaria fortifica, la preghiera guida consolidando la nostra scelta.

STEP 2: Respirazione sott'acqua. Il buttarsi, anche nel tirocinio pastorale che già dal quarto anno iniziamo diventa un acquisire una tecnica, una familiarità con quelle che sono le unità pastorali. Il carabiniere a tal proposito dice: "Non bisogna avere paura ma rispetto, la fonte di stress può diventare positiva per stimolare l'attenzione". Così anche per noi, certo c'è paura di entrare in una dinamica nuova ma anche il rispetto ad un servizio alle persone che si tenta di imparare stando affianco a loro.

STEP 3: Avere il Controllo. Il dialogo continuo con gli educatori e il padre spirituale diventa la possibilità per noi di confrontarci su quello che viviamo, sul confermare o meno la nostra scelta. Perché se scelgo di diventare prete, c'è una chiesa che vigila sul mio discernimento, sulla mia scelta. Non sono solo per capire al meglio la volontà di Dio.

STEP 4: Immergersi. Già l'immersione è ciò che è ancora ignoto, l'ordinazione, la destinazione pastorale, la propria vita futura. Come si dice nel video è un mondo diverso dove magari a volte sembra che il corpo non sia fatto per viverci dentro. È difficile, è complicato e magari resta il dubbio di aver scelto il percorso sbagliato ma chiede la volontà di mettersi in gioco, di attendere le esperienze future che saranno diverse dal presente, diverse dall' "abitat" odierno ma che non per questo non merita di essere vissuto.

Per imparare "come stare su questo nuovo pianeta", ci dice Matteo Bruno, bisogna reimpararare tutto da capo, e forse non è questa la creatività che ci chiede il mondo oggi per continuare a essere testimoni di Cristo? Da preti, da ragazzi, da marito, moglie, figlio, padre, madre... da veri Figli di Dio. E allora non mi resta che augurare a tutti buoni step di apprendimento, perché non finiscono mai, ma non è questo il bello?