In vista del Sinodo, anche noi seminaristi siamo immersi nel cammino preparatorio che ci sta coinvolgendo in modo particolare nella preparazione delle veglie e degli incontri zonali, durante i quali il vescovo Beniamino avrà modo di confrontarsi con i giovani. Abbiamo voluto approfondire alcuni aspetti del Sinodo rivolgendo qualche domanda al responsabile della pastorale giovanile della nostra diocesi, don Lorenzo dall'Olmo.

Qual è lo scopo di un sinodo sui giovani? E secondo te servirà di più alla Chiesa o ai giovani? 

Non so cosa sia frullato nella mente di Papa Francesco per indire un Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale... di sicuro c'ha pensato su un bel po' e ci saranno stati parecchi buoni motivi che l'hanno spinto a far partire questo processo nella Chiesa. Un sinodo serve innanzitutto alla Chiesa, essendo un suo strumento e un suo stile di cammino, e credo ne abbia davvero bisogno in questo cambiamento d'epoca, per non perdere il contatto e il dialogo con le nuove generazioni. Non solo, la comunità adulta non si interroga sui giovani come se fossero loro l'oggetto della questione o il problema da risolvere: sarebbe un mascherare la realtà... in questione c'è il ruolo degli adulti, la difficoltà di trasmettere la fede oggi e di accompagnare chi è più giovane alle scelte grandi della vita. Quindi alla Chiesa servirà parecchio mettersi in ascolto dei giovani, anche per immaginarsi per il futuro con un volto e una presenza nuova. Servirà anche ai giovani, sentirsi pensati, interpellati, ascoltati e magari un po' più partecipi dei cambiamenti, protagonisti della vita ecclesiale.
 
Che legame c'è secondo te tra giovani, fede e discernimento vocazionale nel nostro contesto? 

Traducendo il titolo del Sinodo, stiamo parlando di come vivono la dimensione della ricerca spirituale e della fede i giovani d'oggi (che poi, di chi stiamo parlando? Dai 16 ai 35 anni ne passa!), di come riescano o meno ad arrivare a scelte importanti e a prendere posizione, prendere parte alla vita, e in particolare alla vita di fede. Nella traccia "Parole d'incontro", che i consigli pastorali stanno utilizzando per intavolare un dialogo con i giovani, gli spunti partono da "ricerca" "incontri" e "fare casa" che sono dimensioni di ogni età, sono desideri costanti nell'esistenza di ciascuno. Seppur in un contesto che rimanda sempre le scelte definitive, che ubriaca con le infinite possibilità e tende a porre ogni cosa e ogni relazione dentro la dimensione del "tempo determinato", mi sembra che a legare i giovani a questi temi "difficili" sia la sete di autenticità, il desiderio di verità con sé stessi e con Dio. Pulsa forte anche oggi questo bisogno, come sempre nell'uomo, specialmente nella fase della vita in cui si sta costruendo e plasmando il proprio futuro!

Quali sono le tue speranze in vista di questo Sinodo? 

Ho buone attese per questo cammino sinodale e la prima è che non finisca tra un anno! Quando si dà la parola a qualcuno e si raccolgono i desideri e le impressioni, le opinioni e le idee, si stringe un patto con lui che non si può sciogliere così, facilmente. L'ascolto che faremo reciprocamente con tanti giovani mi auguro venga preso sul serio da tutti, che sia l'input per riflessioni e prese di coscienza anche coraggiose. Ci vorrà quindi più del tempo messo in cantiere per questo anno sinodale, occorrerà far partire processi che non sappiamo ancora dove ci porteranno, laboratori della fede di cui non conosciamo già i risultati. Non si tratta solo di coinvolgere "i nostri" giovani per dire loro che ci teniamo a ciò che pensano; la sfida ulteriore è coinvolgerci tutti in questa tensione missionaria di chiesa in uscita verso chi non raggiungiamo mai per lasciarci guardare da fuori, per imparare nuovi linguaggi per dire la fede e scoprire un vangelo inedito nella vita di ciascuno, anche in chi si considera "lontano" (lontano, poi, da cosa? Dalla Chiesa? Di sicuro non dal Maestro, dall'Uomo che cammina). La Veglia di venerdì 17 novembre con cui abbiamo cominciato ufficialmente il Sinodo fa ben sperare; non solo perché ci abbiamo tenuto in tanti a partire insieme in questo cammino, ma perché nell'intensità della preghiera ci siamo sentiti accompagnati, anzi, anticipati dal Viandante della fede che non tarderà a scaldarci e aprirci il cuore ad una Buona Notizia che sola può risollevarci lo sguardo alle Sue sorprese. Buon cammino anche alla comunità di teologia!