Sabato 14 ottobre, come Bienno della Comunità di Teologia, abbiamo partecipato al Festival della Missione a Brescia. Il festival, scrivono i promotori, “nasce dalla consapevolezza di un’insufficiente capacità del mondo missionario di comunicare se stesso nella società e nella cultura di oggi”.

Siamo partiti di buon mattino per riuscire ad arrivare puntali alla lectio divina tenuta da fratel Daniel Attinger, della Comunità di Bose, nel duomo vecchio di Brescia. La lectio riguardava il decimo capitolo degli Atti degli Apostoli, dove l’apostolo Pietro riconosce l’azione dello Spirito Santo nella vita dei Pagani e li battezza. Le parole di fratel Daniel mi hanno ricordato che fin dall’inizio del suo percorso la Chiesa ha riconosciuto come l’azione dello Spirito è oltre gli schemi limitati degli uomini ed è per la vita. Ho il dovere di lasciarmi pro-vocare davanti a questo atteggiamento che mi viene suggerito, ascoltando con attenzione Pietro che mi dice: “chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?”.

Dopo questo stimolante incontro siamo partiti poi per diversi proposte. Io mi sono lasciato affascinare da un convegno con questo titolo: Laici, protagonisti della missione. Ho partecipato ed è stata una buona scelta, perché si è rivelato un incontro pieno di sorprese. Tra le tante testimonianze che meriterebbero attenzione, vi racconto di quella di Chiara Viganò. Lei è di Lecco e, mentre frequentava l'università, ha conosciuto i Missionari della Consolata con i quali ha seguito un itinerario di formazione sul laicato missionario.  Nel 1999 si è sposata con Riccardo e dopo un anno e mezzo sono partiti per un’esperienza di due anni in Ecuador sempre con la Consolata. Nel 2003 e 2004 sono nate le figlie e nel 2006 si sono trasferiti in provincia di Treviso per iniziare una nuova avventura, sempre con la Consolata: una comunità di vita tra laici e religiosi al servizio dell'animazione missionaria. Nel 2008 è nato il terzo figlio; attualmente proseguono l'esperienza a Treviso iniziata 11 anni fa. La sua testimonianza ci mostra come la possibilità per famiglie, preti e religiosi di vivere insieme sia non solo realizzabile ma anche preziosa. Inoltre, uno degli aspetti che ha toccato e che mi ha colpito è il rapporto con i soldi in una di comunità. Chiara ha raccontato di come pensare ai soldi come un bene da condividere è qualcosa che ci fa paura e tocca, più di altri aspetti, i nostri limiti; ma, se si riesce ad andare oltre a questo atteggiamento limitato e di chiusura, si scopre che nella condivisione dei propri beni (soldi compresi) le possibilità del Bene per la propria vita e per quella degli altri si moltiplica (provare per credere!)