Il 2017 sarà l’anno in cui la Chiesa Luterana ricorderà i 500 dell’inizio della Riforma protestante. Anche la Chiesa Cattolica ha iniziato ha prepararsi a questo evento proponendo incontri di dialogo con i Luterani; il più importante tra i quali è stato quello del 31 ottobre 2016, dove papa Francesco ha partecipato alla cerimonia congiunta fra Chiesa cattolica e Federazione Mondiale Luterana nella città di Lund, al termine del quale i rappresentati delle due Chiese presenti hanno firmato una dichiarazione congiunta.

Anche noi del seminario di Vicenza, per preparaci a questo evento, abbiamo partecipato al convegno accademico annuale organizzato dalla Facoltà Teologica del Triveneto, in collaborazione con l’Istituto di Studi Ecumenici “San Bernardino” di Venezia, dal titolo Giubileo della misericordia, giubileo della Riforma: una prossimità feconda? I relatori che hanno preso parola al mattino sono stati: padre James Puglisi teologo del Centro Pro Unione di Roma e la teologa luterana Elisabeth Parmentier, docente di Teologia Pratica presso l’Università teologica di Ginevra.

Il centro della relazione di padre Puglisi è stato il tema della misericordia di Dio e della verità dell’uomo in Sant’Agostino e Lutero. Partendo da un’analisi del concetto di misericordia nella Bibbia ha mostrato come Cristo insegna agli uomini che il fondamento della Legge è l’amore, prima quello di Dio e poi quello del prossimo. Nel cercare Dio e nel Suo presentarsi, l’uomo scopre la propria verità, cioè di essere la “trasparenza” della misericordia di Dio, la quale è stata ricevuta e viene messa in pratica aiutando chi si trova in difficoltà. Parlando sempre di questo tema nel pensiero Sant’Agostino e in quello di Martin Lutero, ha messo in evidenza quanto è importante la misericordia nel dialogo ecumenico, perché soltanto con essa i cristiani - che condividono lo stesso battesimo, mediante il quale hanno ricevuto il perdono e la misericordia di Dio - riescono a trovare l’unità.

La Parmentier ha iniziato la sua relazione citando la bolla di indizione del Giubileo Misericordiae Vultus, nella quale nel numero 23 il Pontefice afferma che l’Anno Santo deve rendere i credenti più aperti al dialogo ed eliminare ogni forma di chiusura e di violenza. Poi, ha commentato la partecipazione di papa Francesco alla commemorazione dei 500 anni della Riforma come “un fatto straordinario per l’ecumenismo”, il quale dimostra che non è qualcosa di opzionale, ma fondamentale per chi crede in Gesù Cristo. È indispensabile che i cristiani in questo modo mostrino che il fine di ogni religione è la pace. Il passato non lo si può cambiare, ma lo si può interpretare in modo costruttivo per il futuro, perché nella Riforma protestanti e cattolici possono ritrovare il loro fondamento comune: la riscoperta del Vangelo, il quale è “l’unico balsamo che i cristiani possono portare in mezzo alle sofferenze del mondo”. Quest’ultimo ha anche altri nomi, in particolare quello di misericordia usato molto da papa Francesco e giustificazione presente nelle Chiese della Riforma, che ci permettono di collaborare nella testimonianza cristiana. Il doppio giubileo (della Misericordia e della Riforma), nel quale si incontrano entrambi i termini, dovrebbe aiutarci a comprendere che il potere della riconciliazione è liberatore. La teologia ecumenica ha come suo punto di forza il fatto di essere trasformatrice, è quindi una teologia “performativa”. Poi, la teologa luterana ha concluso affermando che il problema oggi sono le resistenze opposte “dall’ego ecclesiale” e su questo punto è necessaria una conversione, in quanto ogni Chiesa deve chiedersi in quali aspetti la sua tradizione deve lasciarsi “ri-formare” dal Vangelo, perché la fierezza dell’identità non deve impedire l’unità dei cristiani. L’ecumenismo quindi “deve rimanere uno sprone per tutte le Chiese, tale da renderle vigilanti contro l’auto-sufficienza”.

Nel pomeriggio ci siamo divisi in sei laboratori con l’aiuto di un relatore e di un moderatore per discutere insieme di alcune questioni importanti nel dialogo tra cattolici e luterani.

Questa giornata ci è servita non solo per ampliare la nostra conoscenza sulla Riforma protestante, ma anche per prepararci ad incontrare, a dialogare e pregare con cristiani di confessioni diverse. Quest’anno in cui il tema dell’ecumenismo sarà centrale non solo nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, dal 18 al 25 gennaio, ma un po’ in tutto il suo corso, non dobbiamo dimenticare le parole del papa rivolte ai luterani provenienti dalla Germania: “Quello che ci unisce è molto di più di quello che ci divide!”.

Mauro Cenzon