“Nessun uomo è un’isola!”, le relazioni fanno parte di noi e determinano molto di ciò che siamo. Riconoscere che la nostra vita, nella sua normalità, è il luogo nel quale annunciare la gioia di essere cristiani e luogo in cui si riapre un nuovo il cammino di fede … non è scontato.

Anche quest'anno don Giovanni Casarotto, responsabile dell'ufficio catechistico della nostra diocesi, ha partecipato al convegno in Puglia, precisamente a Santa Cesàrea Terme (BR), organizzato dall'equipe Secondo Annuncio guidata dal professor Biemmi di Verona. Insieme a lui lo ha accompagnato Nicola, seminarista del seminario Maggiore.

Il “Progetto secondo annuncio” appare come una sfida e una nuova possibilità per riconoscere e annunciare il Vangelo oggi. Siamo cresciuti in un ambiente segnato dalla fede cristiana, ma l’abitudine e il disinteresse non ci fanno più sentire che esso sia Buona Notizia. Abbiamo già ricevuto il primo annuncio della fede, c’è un “secondo primo annuncio” che può rimetterci in cammino a partire dalla vita.

Non si tratta di inventare attività nuove, ma di saper vivere le occasioni in cui l’esistenza di ciascuno svela o richiede una parola di Vangelo. Da qualche anno un gruppo di persone si ritrova per una settimana di laboratorio a S. Cesarea Terme in Puglia. L’ascolto di alcune esperienze scelte, l’approfondimento di alcuni esperti invitati ad aiutare a far tesoro di quanto ascoltato, il lavoro in gruppo per riconoscere gli atteggiamenti, i suggerimenti e ciò di cui far tesoro. Lo scopo non è quello di copiare quanto ascoltato, ma per far respirare di nuovo annuncio del Vangelo di Gesù altre iniziative pastorali nelle diocesi e nelle parrocchie italiane.

Le diverse soglie di vita che possono aprire e custodire l’annuncio di Cristo costituiscono il tema del laboratorio di ogni anno. A S. Cesarea per il “Progetto secondo annuncio” dopo “Generare e lasciar partire” (2014) e “Errare” (2015), quest’anno al centro della nostra attenzione sono state le relazioni: “Legarsi, lasciarsi, essere lasciati, ricominciare”.

Circa 160 persone, tra partecipanti, esperti, persone invitate per portare la loro esperienza o testimonianza, hanno lavorato a partire da alcune esperienze di vita che sono state narrate.

I laboratori hanno lo scopo di fissare gli elementi più significativi (le luci di posizione), l’annuncio di Vangelo che viene offerto e i soggetti e il coinvolgimento della comunità cristiana. Non si tratta di uno studio asettico o da manuale, ma di lasciarsi coinvolgere per riconoscere come il Vangelo annunciato e vissuto diventa nuovamente annuncio che rigenera la vita dei discepoli di Cristo.

Giuseppe Laiti e fr. Enzo Biemmi hanno aperto la settimana con un chiarimento di cosa significhi il secondo annuncio. Laiti ha riflettuto su «La misericordia: Dio fa i conti con la storia». La misericordia è l’arte di Dio di legare amore, giustizia e la condizione umana concreta. Così l’annuncio del Vangelo ha una storia e avviene in una storia: il modo di vivere di Gesù è annuncio dell’amore di Dio che diventa la vita dei discepoli lungo i secoli. La vita di Gesù racconta all’umanità il volto vicino e accogliente di Dio, non una distanza da colmare o un giudice da temere. La misericordia non è un buonismo, ma lo sforzo di recuperare l’ingiustizia alla giustizia, non con imposizioni, ma facendosi compagni di viaggio. In questo spirito e in sintonia con il Vaticano II, la pastorale si fa attenta ai soggetti per vivere e far risuonare la misericordia di Dio. Il secondo annuncio vive di misericordia: l’amore è la sua forza creativa e abita la vita dell’uomo per vivere l’amore di Dio. Quale fede è possibile oggi? Quella che nasce dall’incontro con l’amore inedito di Dio che è presente nella vita.

Enzo Biemmi ha richiamato il senso del secondo annuncio sottolineando, in continuità con il Vaticano II, il tentativo di sostenere l’esistenza con la parola del Vangelo e di far vivere nel quotidiano la Buona Notizia: è un lavoro d’artigianato che impegna diversi ambiti, creatività e competenze. L’ascolto della vita è ciò che permette di riconoscere e di accogliere il Vangelo.

Il laboratorio ha preso il via dall’ascolto delle pratiche: «L’accompagnamento in preparazione al matrimonio», della diocesi di Padova; «L’accompagnamento delle famiglie», un percorso che parte dalla preparazione al matrimonio ai primi anni di vita di famiglia, della parrocchia della Cattedrale a Bari ; «Ricominciare ogni giorno», l’esperienza della ‘Casa della tenerezza’ di Perugia che mette in relazioni diverse vocazioni e «L’accompagnamento di separati/divorziati/risposati» della diocesi di Verona.

Gli esperti hanno offerto il loro contributo per illuminare il senso delle esperienze presentate. Giuseppe Savagnone con «I legami nella cultura del provvisorio», ha descritto il clima contemporaneo in cui pensiamo d’essere liberi e che ci sia sufficiente essere ‘liberi da’. Mancano oggi la libertà ‘di’, ‘per’ e ‘con’. La famiglia è il luogo principale in cui è possibile tornare a vivere la ‘libertà con’ che domanda responsabilità e reciprocità nella logica del dono di sé.

Lidia Maggi, pastora della chiesa Battista, ha percorso i legami presenti nella Bibbia. In modo molto forte ha affermato che per la Bibbia, “niente tiene”. La storia è segnata dalla fragilità e dalla debolezza e ogni relazione è a rischio di corrompersi e di finire. La Bibbia più che narrare le imprese di Dio, racconta il ricominciamento che Dio offre con la sua Parola. Andrea Grillo ha offerto una presentazione di «Amoris lætitia» usando l’immagine di un menu per descriverne la composizione e dando uno sguardo aperto proprio con la rilettura fatta con gli occhiali dell’Amoris Laetitia al sacramento del matrimonio e al ripensamento di alcune pratiche pastorali.

La novità dell’edizione 2016 è stata la voce di alcune testimonianze: d. Saulo Sarabattoli, parroco, cappellano del carcere femminile di Perugia e chiamato da papa Francesco a partecipare al recente Sinodo sulla famiglia e d. Dario Vivian per l’accompagnamento delle persone omosessuali nel cammino di fede.

Il lavoro dei diversi gruppi permetterà di costruire un testo (da ottobre in libreria) che con diverse schede aiuta a vivere lo stile del secondo annuncio e ad avviare una conversone missionaria della pastorale.

Gli osservatori hanno restituito le loro indicazioni alla fine della settimana. Stijn van Den Bossche (professore al Lumen Vitae, Belgio) a partire dalla sua esperienza ecclesiale invita a non pensare che la questione dell’annuncio sia solo una questione antropologica del come raggiungere l’uomo contemporaneo. Annunciare il Vangelo oggi ci chiede una riflessione metafisica e teologia: qual è volto di Dio e il suo posto nel mondo d’oggi? Come riscoprire l’Alleanza che tanto attraversa le pagine della Bibbia? Marina e Giuseppe Dardes, invece, hanno segnalato la necessità di un lavoro che non separi gli ambiti della pastorale e che metta al centro la comunità credente.

Una settimana ricca di spunti quindi, proprio a partire dalla struttura utilizzata, non quella del convegno ma di un laboratorio, di un processo che coinvolge tutti i partecipanti nella vita del quotidiano per essere annuncio del Vangelo. La preghiera, la fraternità tra i partecipanti, le diverse provenienze, l’accoglienza della casa, la bellezza del mare, le evocazioni artistiche, hanno contribuito alla bellezza della settimana che è stata un forte segno di ecclesialità proprio a partire dai partecipanti. Tutti rappresentavano molto bene le 40 diocesi presenti attraverso vescovi, preti, consacrati e consacrate, coppie e laici impegnati nella pastorale e desiderosi di curare quelle relazioni che vanno ad instaurarsi nel quotidiano per essere annuncio della Buona Notizia.

Forse un’ultima parola la si può spezzare sulla preghiera, curata dall’equipe Karis di Verona, che attraverso l’arte ogni mattino proponeva una riflessione sul Cantico dei Cantici legata ad un approfondimento sul tema dei legami della settimana. La sera invece, proprio a partire dal vissuto, la preghiera ha spinto ogni partecipante a vivere le proprie ferite e gioie nelle relazioni attraverso segni e gesti piccoli ma concreti: lo scambio di una fede per simboleggiare l’alleanza con Dio, la condivisione delle emozioni di fronte ad una foto, la visione di filmati che provocavano ognuno a ripercorrere le tappe intrise di relazioni della nostra vita.

Il prossimo anno il cammino continua a S. Cesarea Terme, guidati dal tema «appassionarsi e provare compassione».

   Nicola e d. Giovanni