CAMMINI nello SPIRITO

spunti settimanali

Ciò che so di me, ciò che desidero, ciò che scelgo viene di volta in volta modificato da ciò che l’altro agisce di fronte a me, così come accade a lui, e questo carattere di processo tiene insieme la scelta e il dono. Scelgo e contemporaneamente ricevo (gratuitamente, inaspettatamente, immeritatamente…), e ciò che ricevo diventa materiale e luogo delle mie nuove scelte e dono a mia volta, non le mie scelte, ma il mio esserci, il mio restare nel gioco.
Potremmo dire che, come negli amori, l’essenziale è avere tempo: fino a che il tempo di una storia dura può modificarsi e modificare, vivere e dare vita, sbagliare e correggere, non capirsi e spiegarsi. Quando ci si lascia e non si ha più tempo condiviso, allora nulla, neppure le cose più belle e positive, possono più contare qualche cosa. Sarà forse per questo che l’esito di una vita di fede si chiama “vita eterna”?
 
STELLA MORRA
 

Quella preghiera che io vi proponevo: “Signore, ti chiedo un favore, oggi sfidami”. Sì, “Gesù per favore, vieni, importunami, dammi il coraggio di poter rispondere alla sfida e a te”. A me piace tanto questo Gesù che disturba, che importuna; perché è Gesù vivo, che ti muove dentro con lo Spirito Santo. E che bello un ragazzo o una ragazza che si lascia importunare da Gesù; e il giovane o la giovane che non si lascia tappare la bocca con facilità, impara a non stare con la bocca chiusa, che non è contento di risposte semplicistiche, che cerca la verità, cerca il profondo, va al largo, va avanti, avanti.
 
PAPA FRANCESCO
 

Quanto sei contestabile, Chiesa, eppure quanto ti amo!
Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo!
Vorrei vederti distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza.
Mi hai dato tanti scandali, eppure mi hai fatto capire la santità!
Nulla ho visto nel mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso,
e nulla ho toccato di più puro, di più generoso, di più bello.
Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta della mia anima
e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue braccia sicure.
No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non essendo completamente te.
E poi, dove andrei?
A costruirne un’altra?
Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti, perché sono i miei che porto dentro. E se la costruirò sarà la mia chiesa, non più quella di Cristo.
 
CARLO CARRETTO
 

Oggi più che mai il sacerdote è chiamato a guidare il popolo cristiano nel discernere i segni dei tempi, nel saper riconoscere la voce di Dio nella folla di voci spesso confuse che si accavallano, con messaggi contrastanti tra loro, nel nostro mondo caratterizzato da una pluralità di sensibilità culturali e religiose. Per essere esperti nell’arte del discernimento bisogna avere anzitutto una buona familiarità con l’ascolto della Parola di Dio, ma anche una crescente conoscenza di sé stessi, del proprio mondo interiore, degli affetti e delle paure. Per diventare uomini del discernimento, bisogna poi essere coraggiosi, dire la verità a sé stessi. Il discernimento è una scelta di coraggio, al contrario delle vie più comode e riduttive del rigorismo e del lassismo, come ho più volte ripetuto. Educare al discernimento vuol dire, infatti, fuggire dalla tentazione di rifugiarsi dietro una norma rigida o dietro l’immagine di una libertà idealizzata. Educare al discernimento vuol dire “esporsi”, uscire dal mondo delle proprie convinzioni e pregiudizi per aprirsi a comprendere come Dio ci sta parlando, oggi, in questo mondo, in questo tempo, in questo momento, e come parla a me, adesso.
 
PAPA FRANCESCO