Racconti dal campo di spiritualità a Federavecchia (Auronzo), iniziativa proposta dalla Pastorale vocazionale, quest’anno vissuto in due turni con la partecipazione di 26 giovani. Diamo la parola ad  Anna!

"E se non ce la faccio?”. Più volte mi sono posta questa domanda il 5 Agosto appesa alle rocce, terrorizzata dal vuoto. Quella fatta al campo di spiritualità è stata una camminata, per me, metafora di vita. A tu per tu con i propri limiti, con la sola possibilità di guardarli in faccia e affrontarli. Il bisogno di avere i piedi ben piantati a terra e il desiderio di guardare in alto, all’infinito. Siamo impastati di terra e cielo, ci è stato detto il primo giorno. Una frase che mi si è appiccicata al cuore perché sento che in quelle parole sta la Verità. Siamo terra che si vive e si tocca con mano, che è passi da fare e fatiche da affrontare. Ma siamo anche cielo che anima e dà vita, che abbraccia la terra e la compie.

Se è vero che la Parola sta nella Bibbia, nelle persone e nell’ambiente, i cinque giorni a Federavecchia ne sono stati ricchi. Una proposta arrivata come un regalo dopo i mesi della quarantena e vissuta per questo con ancora più gusto e tanta voglia di condividere, seppur con qualche accorgimento in più.

Torno a casa con gli stessi dubbi e paure, ma con la consapevolezza, ancora acerba, che dalle fragilità può nascere qualcosa di buono. E soprattutto torno con il desiderio di imparare davvero l’arte di scorgere il bello lì dove io vedo il vuoto.

Anna