Dal 17 al 20 aprile noi della comunità del "Mandorlo", insieme alla comunità propedeutica della diocesi sorella di Rovigo, siamo stati ospiti del monastero di Bose. La comunità monastica di Bose è famosa perchè vivono monaci, uomini e donne, appartenenti a chiese cristiane diverse, in particolare cattolici, protestanti, ortodossi e copti. Il monastero è stato fondato il giorno stesso della chiusura dei lavori del Concilio Vaticano II, 8 dicembre 1965, da Enzo Bianchi che ne è stato il priore fino allo scorso anno e dedica la sua vita al dialogo e alla promozione dell'unità dei cristiani.
In questa bellissima esperienza siamo stati accompagnati dal rettore del seminario don Carlo Guidolin, dal padre spirituale don Damiano Meda, dal nostro educatore don Andrea Dani e da don Luciano Bordignon.
Il tempo passato in monastero lo abbiamo dedicato alla preghiera e al discernimento spirituale, perchè ormai siamo giunti ad un momento importante del nostro percorso vocazionale, cioè quello di dire il nostro "eccomi" alla comunità teologica del seminario vescovile di Vicenza.
A Bose abbiamo avuto anche l'occasione di incontrare alcuni monaci che hanno dato la loro testimonianza sulla vocazione, come fr. Lino originario di Schio e sr. Chiara originaria di Bassano del Grappa.
Abbiamo conosciuto anche fr. Marco che ci ha parlato della vita del monastero e delle fraternità presenti in Italia a Civitella, Cellole, Assisi e Ostuni. Ci ha anche fatto conoscere le varie attività produttive che servono per il sostentamento delle comunità, come la produzione agricola, la falegnameria, la cereria, la produzione di oggetti in gres e la tipografia.
Fr. Fabio invece ci ha parlato della vita spirituale di Bose e dei momenti di preghiera che scandisce il tempo del monastero, la preghiera comunitaria e quella personale, fondamentale per meditare sulla Parola di Dio.
Questa esperienza ci ha dato la possibilità di riflettere sulle scelte che stiamo affrontando e di affidarci totalmente a Cristo con la preghiera. Chiediamo anche a voi di pregare per noi e per tutte le vocazioni della nostra chiesa vicentina.
 
Andrè Giraldi