«Usciamo questo venerdì sera?» «No, mi dispiace, questo venerdì c’è “il Mandorlo”!». Questo è il copione che si ripete, puntualmente, ogni mese quando c’è l’esperienza di preghiera “Venite e vedrete”, ormai più brevemente definita da tutti “il Mandorlo”. Per me è diventato un appuntamento fisso: da un paio di anni, quel venerdì “non si tocca”.

Quest’anno ci sono stati dei cambiamenti poiché la comunità “Il Mandorlo” si è trasferita a Santa Caterina, accanto al centro vocazionale Ora Decima. Di conseguenza anche il “Venite e vedrete” ha subito uno spostamento. Devo ammettere che per questo all’inizio ero un po’ scettico: mi ero affezionato alla cappellina dove si erano sempre tenute le veglie di preghiera, per tutti i momenti e le emozioni che lì avevo vissuto. L’idea di lasciare quel luogo un po’ mi preoccupava. La mia paura era che la nuova collocazione, un’antichissima cripta, non mi avrebbe dato altrettanto. Ma mi sbagliavo. L’atmosfera del “Venite e vedrete” non è cambiata, anzi. Nella cripta, le luci soffuse, la musica di sottofondo e il profumo d’incenso hanno reso l’esperienza ancora più totalizzante e hanno conferito alla preghiera un’aura ancor più sacra e quasi numinosa. Spesso la cripta mi dà la sensazione di fare un tuffo nel passato. Penso a tutti i cristiani che nei secoli sono stati lì e che, come me, si sono fermati a rivolgere un pensiero a Dio, lo stesso Dio per cui tuttora ci troviamo per pregare. Essermi sbagliato, l’essere stato scettico, mi ha fatto capire che l’ambiente gioca solo una minima parte: i protagonisti sono la preghiera stessa e noi, nulla di più. Una preghiera sempre pensata nei minimi dettagli, che sa alternare in modo armonioso canti, passi del Vangelo, interventi della guida, spunti per la riflessione e tempi di silenzio. E poi ci sono tutte le persone che attivamente partecipano alla serata cantando, pregando, ascoltando. In questi momenti mi rendo conto veramente di non essere solo, che ci sono altre persone in ricerca e che sperano un giorno di incontrarLo. Ogni mese don Andrea, Andrè, Daniele ed Emanuele ci hanno condotto per mano verso questo incontro. Ci hanno fatto capire che anche Geremia, Giona, Abramo, Paolo… sono più vicini a noi di quanto pensassimo, uomini che hanno vissuto momenti di debolezza, di sofferenza e che il loro rapporto con Dio non è stato sempre “rose e fiori”. Basti pensare alle avventure che il Signore ha riservato a Giona. Anche io a volte mi sento come loro: in difficoltà, incompreso, lontano dal Signore. Ma ho capito che l’unica cosa che dobbiamo fare è lasciarci completamente a Lui e ascoltare la sua Parola: il Signore ha già disegnato il suo progetto per noi e a noi tocca solo viverlo. “La via ti ha scelto… e tu devi essere grato.” ha scritto D. Hammarskjöld nel suo diario, di cui un brevissimo estratto ci è stato consegnato sotto forma di segnalibro qualche mese fa.

Voglio concludere con un grazie sincero a chi rende possibile e speciale tutto questo, ai miei amici, che come me ritengono questo appuntamento fondamentale, e a tutti coloro che sono venuti, perchè mi hanno permesso di sentirmi parte di una grande famiglia pregante.

Giovanni